L’AQUILA – Ha destato scalpore in ambito accademico la richiesta di condanna da parte del pubblico ministero di Roma Stefano Rocco Fava a 6 anni di carcere con l’accusa di concussione nei confronti dell’ex rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando Di Orio.
Una richiesta giunta dopo una requisitoria che ha concluso il lungo procedimento giudiziario, partito dall’Aquila dopo una denuncia del presunto concusso, il docente dello stesso Ateneo Sergio Tiberti, che avrebbe versato circa 200 mila euro all’ex rettore per non subire danni professionali, e poi passato nella Capitale per competenza territoriale.
Il pm Fava, tra l’altro, evitando la consueta rotazione per sezioni dei rappresentanti della pubblica accusa che avviene nel “Palazzaccio”, ha continuato a seguire la fase conclusiva del dibattimento, stilando addirittura una requisitoria scritta e dimostrando di avere studiato la vicenda e di avere chiesto, non a caso, una pena non certo tenera nei confronti dell’ex rettore.
In uno dei passaggi del suo atto d’accusa, si è soffermato anche su una frase diventata emblematica di questo processo, la minaccia che, secondo la testimonianza di Tiberti, gli avrebbe rivolto in un’occasione: “Quando il coniglio esce dalla tana… pum… pum… pum…!”, mimando il gesto del fucile.
Una frase che, chiamato a spiegare, Di Orio nel corso delle udienze ha definito “non minacciosa”, perché citazione di un suo mentore, il professor Salvatore Navarra di cui è stato allievo alla facoltà di Medicina di Messina dove il prof si è laureato.
Ma il pm ha fatto notare che il suddetto Navarra era parente di Michele Navarra, boss ucciso in passato nel corso di una guerra di mafia per ordine del ‘capo dei capi’ Totò Riina, e quindi la frase è da ritenersi assolutamente minacciosa.
Per questo e altri motivi Fava ha chiesto 6 anni di reclusione e la confisca di un immobile ad Avezzano (L’Aquila) di proprietà dell’imputato, avente pari valore rispetto alle somme ritenute dall’accusa illecitamente percepite, e considerato anche un minimo di rivalutazione.
Nella prossima udienza, quella del 18 dicembre, sarà la volta delle repliche dell’avvocato di parte civile, Giorgio Tamburrini, della difesa, affidata a un nome di prestigio, Guido Calvi, ex componente del Consiglio superiore della magistratura, e a Mauro Catenacci. Poi il tribunale emetterà la sua sentenza.




