L’AQUILA – “Marciare divisi, colpire uniti”.
Solo così, parafrasando la strategia del generale prussiano Helmuth Karl Bernhard von Moltke, due dei candidati all’elezione del nuovo rettore dell’Università dell’Aquila, i professori Maria Grazia Cifone e Francesco Vegliò, possono impedire alla più votata del primo turno, la professoressa Paola Inverardi, a una manciata di voti dal quorum, di essere eletta al secondo scrutinio, previsto per domani.
Lo scenario emerge dopo le frenetiche analisi del voto stilate dai due blocchi che si fronteggiano in questo momento in seno all’Ateneo del capoluogo: i pro e i contro il rettore uscente Ferdinando Di Orio, alla chiusura di un’epoca dopo 9 anni di mandato.
Fonti del rettorato, da cui trapelano le notizie sugli scenari futuri, lo descrivono in queste ore come un leone ferito, che, per la prima volta, ha paura di perdere elezioni che parevano blindate. A testimoniarlo, il fatto che non c’è più una strategia di vittoria, al momento, ma solo di “non sconfitta”: l’idea è quella di cercare di superare indenni i prossimi due turni e giocarsela al ballottaggio.
Partita come ‘indipendente’, la Inverardi, che dirige il dipartimento di Ingegneria e scienze matematiche, è stata poi scelta dagli oppositori, mentre la Cifone, che guida il dipartimento di Medicina clinica, seconda più votata, è evidentemente riconducibile all’egida dioriana. Come pure Vegliò, del dipartimento di Ingegneria industriale, terzo, nonostante le sue smentite.
Logica perciò vorrebbe che uno di questi due candidati, segnatamente Vegliò, si ritirasse per lasciare campo libero all’altro, la Cifone, cercando di convogliare i voti verso la sfida finale e superare l’agguerrita avversaria, che ha centrato un risultato al di sopra delle aspettative.
Il problema è che entrambi i candidati non sembrano in grado di ‘spostare’ completamente i loro voti. Sia l’uno che l’altra, infatti, facendosi da parte dalla competizione, rischierebbero di perdere una parte del loro consenso, indirizzandolo dritto dalla Inverardi che, così, vincerebbe già al secondo turno.
Ecco perché la prospettiva per domani appare chiara: entrambi restano in lizza, divisi, ma sostanzialmente uniti. La Cifone per rinsaldare il voto di Medicina, Vegliò per tenere compatto quello di Ingegneria. In attesa di vedere il da farsi.
L’ipotesi di un terzo candidato di sintesi, capace di mettere d’accordo tutti, è improponibile. Sia perché non c’è tempo per farlo conoscere, sia perché manca una personalità di questo calibro: un nuovo Di Orio, insomma, non si vede all’orizzonte.
Su questo panorama gravita l’incognita del quarto candidato, ormai fuori dai giochi per sua stessa ammissione, il professor Angelo Luongo, anch’egli dell’area di Ingegneria ma di un altro dipartimento.
Da quanto si è appreso, venerdì si è svolta una riunione con Vegliò insieme ai suoi due referenti di dipartimento, il direttore, Francesco Paralisiti, e il decano, Nicola Rotondale. I tre hanno incontrato Luongo e il direttore del suo dipartimento, Ingegneria civile, Dante Galeota.
A Luongo, già prorettore prima di rompere con Di Orio ed essere sostituito proprio da Vegliò, è stato chiesto di ritirarsi, dando contestualmente l’appoggio all’altro candidato di Ingegneria, cercando di ricompattare un’area quanto mai frammentata negli ultimi anni.
Terribile la reazione di Luongo che, sempre da quanto si apprende, si sarebbe offeso, anche perché è stato il primo a candidarsi, addirittura a fine 2012. Anzi, a suo dire, semmai, la riunificazione dei voti sarebbe dovuta avvenire in direzione opposta. Sono volate parole grosse e il summit è andato a monte.
In ogni caso Parasiliti ha riconvocato i vertici del dipartimento lunedì mattina alle 10, mezz’ora prima che aprano le urne, per assumere una linea definitiva.
E la Inverardi? A una cinquantina di voti dal quorum previsto per il secondo turno, dovrebbe incassare almeno la metà di quanto le occorre dagli elettori di Luongo, che a questo punto avranno mani libere, votando in ordine sparso.
Inoltre, si è saputo che molti gruppi di clinici, del dipartimento della Cifone, stanno lanciando prove di dialogo per non ritrovarsi eventualmente isolati, specialmente negli altalenanti rapporti con l’Azienda sanitaria, qualora la candidata degli oppositori vincesse davvero.
E d’altronde i numeri già mostrano una tendenza in quel senso. Dal dipartimento della Cifone, infatti, molti hanno già votato la Inverardi. Di 163 prof sotto la sua guida, la ex preside di Medicina ha preso 143 preferenze ma aveva dalla sua un bacino molto più ampio, essendo sostenuta anche da alcuni dell’area di Economia.
La Inverardi, invece, era accreditata di 150-170 voti tra il suo dipartimento, quello di Medicina e un pezzo dell’area di Lettere (oggi chiamata Scienze umane). Invece ha avuto 40 voti in più e il sospetto forte è che siano venuti proprio da Medicina.
Vengono fuori indicazioni anche sul comportamento degli studenti, considerati quasi del tutto vicini a Di Orio. In tal senso, non casualmente hanno spartito quasi equamente le loro preferenze tra Cifone e Vegliò. La Inverardi, terza, si è rammaricata dal non aver potuto neanche parlare con i rappresentanti, come ha dichiarato a questo giornale.
Singolare è anche che la grande maggioranza degli studenti, governata dall’Unione degli universitari (Udu), schieramento riconducibile all’area progressista e di centrosinistra, abbia scelto la Cifone che propone la continuità con la governance uscente piuttosto che il rinnovamento.
Si è comunque rivelata vincente la tattica di Di Orio di assegnare un valore maggiore ai voti studenteschi rispetto a quelli del personale tecnico amministrativo nel giochino dei voti ‘pesati’: il voto di uno studente vale 0,50 contro lo 0,15 di un addetto di segreteria, mentre solo quelli dei docenti valgono 1.
Una cosa comunque è sicura: l’orientamento del voto degli studenti domani dirà qual è tra i due suoi candidati quello sul quale Di Orio ha deciso definitivamente di puntare.
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TOTORETTORE – PRIMO TURNO
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VEGLIO’: “MI PRESENTO DI NUOVO, CONVERGENZE CON CIFONE”
Dal candidato Francesco Vegliò riceviamo e pubblichiamo:
Vorrei precisare che nell’intervista di Venerdì ho detto che “non mi tiravo indietro” e che Lunedì mi sarei ripresentato. Alla domanda se avessi alla luce dei risultati ottenuti spostato i “miei” voti sulla Prof.ssa Cifone ho ridetto che non ho il potere di “spostare voti” e che stavo discutendo con i Colleghi del mio Dipartimento sul da farsi e che mi sarei “ripresentato questo è certo” ed è quello che sto facendo. Il commento che ho letto che “smentisce l’apparentamento annunciato” non corrisponde quindi a verità in quanto ho detto più volte ed in varie sedi che il mio programma ha molti punti in comune con quello della Collega e con quanti mi supportano in questo percorso elettorale. Quindi vado avanti su questa strada presentandomi di nuovo agli elettori Lunedì prossimo (e questo è stato giustamente da voi riportato) ma confermo quanto detto in più occasioni sulla convergenza dei due nostri programmi: tutto questo è ben sintetizzato nell’articolo del Centro del 29 Maggio 2013 ed in alcune trasmissioni televisive su TvUno.







