L’AQUILA – “Il bilancio di questi anni è abbastanza fallimentare, con gli iscritti siamo in caduta libera e il nuovo rettore avrà grosse responsabilità per cercare di mantenere in piedi questo Ateneo”.
Il professor Francesco Bizzarri, docente di Scienze motorie all’Università dell’Aquila e presidente del Cus (Centro universitario sportivo), non le manda a dire alla rettrice Paola Inverardi e anche lui, dopo il collega Sergio Tiberti, ritiene che la sfida che si profila per il nuovo rettore, per il quale si vota a fine 2019, tradisca una divisione ancora una volta tra post-dioriani e anti-dioriani.
“Essendo trascorsi 5 anni, questa cosa dovrebbe andare a sfumare – dice il prof – visti, però, i nomi in campo mi sembra che il partito sia sempre quello, chi sta da una parte e chi dall’altra”.
Per il nuovo rettore si profila infatti, come anticipato da questo giornale, uno scontro tra l’attuale prorettore vicario, Carlo Masciocchi, espressione del fronte anti, e il presidente dei Corsi di Economia, Fabrizio Politi, uno dei docenti storicamente vicini all’ex rettore Ferdinando Di Orio.
“Personalmente ritengo che siano due nomi già bruciati, poi vedremo se nel tempo qualcuno confermerà la propria candidatura. Certo è che il prossimo rettore avrà una vita ancor più dura dell’attuale rettrice, visto purtroppo il numero sempre più esiguo degli iscritti di questo Ateneo che pone dei grossissimi problemi”, obietta Bizzarri.
“Il bilancio è abbastanza fallimentare – continua – L’ho ribadito nel momento in cui ci ho messo la faccia dicendo che ero contrario alla seconda università dell’Aquila (il Gran Sasso Science Institute, ndr). Come presidente del Cus abbiamo dei numeri specifici e precisi confermati dal ministero: a dicembre 2008 sfioravamo i 29 mila studenti, oggi da voci di corridoio ancora non confermate gli studenti superano leggermente i 15 mila”.
Insomma, a suo dire “siamo in caduta libera, per cui da questo punto di vista non mi pare che questa governance abbia svolto in maniera corretta quelle che erano le aspettative. C’era un programma e non mi pare sia stato rispettato”.
“Se prima del 2009 i dati erano ‘gonfiati’? Erano certificati dal ministero – argomenta ancora – Oggi, già rispetto ai 19 mila dello scorso anno c’è un gap importante. Se oggi questi numeri dovessero essere confermati pubblicamente, mi auguro con trasparenza, significa che ci stiamo avvicinando ai numeri di Teramo”.
“Ancora oggi, a distanza di 9 anni dal terremoto, molte strutture dell’Università non sono recuperate, come se non servissero – fa poi notare il professore – È notizia di questi giorni che sono arrivati i fondi Cipe, ma vengono spezzettati, non c’è un recupero di una struttura d’emblée che possa tornare subito a farci lavorare il personale e far tornare gli studenti. Probabilmente i numeri delle iscrizioni rischiano di essere reali e molte di queste strutture rischiano di non servire più”.
Secondo Bizzarri, tuttavia, le responsabilità della crisi sono attribuibili anche all’ancora difficile contesto cittadino.
“Se per il 50 per cento è colpa dell’Università, l’altro 50 è responsabilità della vecchia amministrazione comunale – dice – I ritardi, i prezzi degli affitti non calmierati, i trasporti, basti pensare che dalle 20 non parte più un pullman dall’ospedale di Coppito!”.
A proposito della proposta del presidente del Senato e candidato premier di Liberi e Uguali Pietro Grasso di abolire le tasse universitarie, Bizzarri infine replica che “la soluzione non è quella di togliere le tasse, forse è il caso che rendiamo libere le iscrizioni, questo sì che darebbe più possibilità a tutti, altrimenti si dà possibilità sempre ai soliti noti”.






