L’AQUILA – Un appello a unire imprenditoria, politica e cittadini per opporsi al progetto di ammodernamento della statale 17 e ripensare daccapo la storica arteria di collegamento tra L’Aquila e Pescara.

In particolare, eliminando le rotatorie e i viadotti che, nel tratto dove i lavori sono già stati eseguiti, tra San Pio delle Camere e Navelli, “l’hanno sfigurata, rendendola meno agevole, meno percorribile e con velocità limitata a 50 chilometri all’ora dai 90 che erano in precedenza, meno comoda e più pericolosa”.

A rianimare il dibattito è l’imprenditore Carlo Taddei, patron del gruppo Edimo, che, prendendo spunto da una recente nota dell’Associazione costruttori (Ance), chiama in causa tutti per fare fronte comune e cambiare le cose.

Parlando ad AbruzzoWeb, Taddei cita anche la stessa Anas, cui spetta l’ultima parola sulla realizzazione del progetto in un modo o in un altro, invitandola a fare fronte comune per vedere riconosciute “non pretese mai nostri diritti”.

Lei è stato tra i primi a contestare la nuova versione di questa strada, ora anche altri protestano.

Noto che in un comunicato del presidente Gianni Frattale anche l’Associazione costruttori conferma le nostre perplessità, quello che abbiamo sempre lamentato: una delle più belle strade rettilinee dell’entroterra della provincia dell’Aquila, da sempre un vanto, nel tratto tra San Pio e Navelli è stata modificata con una variante che comporta un danno architettonico, tecnico, funzionale e ambientale inquantificabile. Oltre a rendere il percorso più pericoloso. L’Ance,infatti, ha anche denunciato l’assenza del tappetino di usura antisdrucciolo.

Le conseguenze?

Di recente un uomo ha perso la vita mentre le automobili vanno a sbattere di continuo alle rotatorie, basta vedere i bordi come sono danneggiati e malmessi.

Un anno fa c’era l’ipotesi di una strada a doppia carreggiata. Oggi che sembra tramontata, qual è la sua proposta?

Questa mancata fine dei lavori deve essere l’occasione per ripensare e riprogettare questa strada, riportandola allo stato iniziale. Non pretendo le quattro corsie ma almeno ritorni in rettilineo com’era prima, eliminando i rondò e vengano fatti gli svincoli di ingresso e di uscita dai paesi e dai terreni agricoli.

Il malcontento, nel frattempo, continua a serpeggiare.

Spero che le rimostranze di noi imprenditori, dell’Ance, del Comune di Poggio Picenze, dei Giovani imprenditori e della comunità di San Gregorio siano recepite, anche perché mi risulta che la cittadinanza dell’Aquila e del circondario sia insoddisfatta per la regressione che andrà a subire con il nuovo progetto e per come com’è diventato questo percorso di collegamento tra il capoluogo e la città di Pescara, quella economicamente più importante.

La strada originale si percorreva a 90 chilometri all’ora, oggi il limite è 50 e, nonostante questo, gli incidenti anche gravi sono all’ordine del giorno.

Sembra quasi un invito alla mobilitazione.

Lo è. Faccio un appello all’Anas, al sindaco più rappresentativo, quello dell’Aquila, Massimo Cialente, alla Provincia e al presidente, Antonio Del Corvo, alle istituzioni, alle comunità e a tutti gli imprenditori per fare un fronte unico e non abbassare la guardia su questo problema.

Se tante forze si uniscono sono convinto che potremo ottenere riconosciute quelle che non sono pretese ma solo i nostri diritti. Quella era una delle strade più antiche d’Abruzzo, non si meritava di essere trattata in questo modo.