CHIETI – Finora i professori universitari dell’Università D’Annunzio erano rimasti in silenzio a guardare la guerra interna che sta dilaniando l’ateneo teatino-pescarese con i dipendenti da una parte, che hanno appena dichiarato lo stato d’agitazione, e il direttore generale Filippo Del Vecchio dall’altra, che ha deciso di ritirare 300 euro dallo stipendio del personale tecnico-amministrativo, trincerandosi dietro i rilievi fatti dal ministero dell’Economia e delle finanze (Mef) nel corso dell’ultima ispezione.

Adesso, però, due docenti universitari hanno deciso di rompere il silenzio e schierarsi a fianco dei dipendenti dell’ateneo.

Sono entrambi professori di Economia aziendale, Andrea Ziruolo e Michelina Venditti. In maniera autonoma l’uno dall’altro hanno inviato un appello al rettore, Carmine Di Ilio, perché eviti il ritiro dei 300 euro di Ima (Indennità mensile accessoria) sancita dal direttore generale.

“Le ultime notizie hanno gettato i dipendenti tecnici e amministrativi, compresi i Cel, con cui collaboro da sempre, nella più profonda preoccupazione e sconforto che non posso non fare mia – scrive Ziruolo nella sua lettera – e che in questo particolare momento non può non vedermi al loro fianco”.

“La storia del nostro ateneo – continua il professore – narra anche di altri momenti critici che, pur tuttavia, sono stati affrontati da tutti e superati con grande senso di appartenenza e coesione verso un obiettivo chiaro di tutela e salvaguardia della nostra università e del suo personale tutto”.

“Un’organizzazione è innanzitutto fatta da persone – conclude Ziruolo – e la sua forza è nella coesione delle stesse, pertanto, poiché è impossibile pensare di costruire il futuro su un presente di dolore rimango in attesa di un Suo concreto segnale, auspicando che non si smorzino solo unilateralmente i toni di un confronto che sembra essere solo distruttivo e senza prospettiva per tutti e in modo particolare che le decisioni assunte in questa fase della vita d’Ateneo superino l’individualismo burocratico e siano il frutto di scelte condivise e partecipate ad ogni livello istituzionale nel rispetto dei ruoli, delle responsabilità e della legalità”.

“Esprimo la mia personale preoccupazione per il grave stato di disagio che si è venuto a creare – scrive invece la Venditti nel suo appello al rettore – nei dipendenti interessati dalla vicenda, prefigurando uno scenario di grave danno sociale, inaccettabile per una istituzione universitaria. Ho sempre pensato che nelle organizzazioni efficienti ed efficaci i problemi si debbano risolvere adottando provvedimenti non danneggiando le persone, soprattutto quelle più deboli”.

Da ex componente del Consiglio d’amministrazione dannunziano, la Venditti infine chiede conto del perché l’ateneo non abbia presentato controdeduzioni ai rilievi del Mef, che sono alla base della decisione di sopprimere l’Ima.