CHIETI – Agguerrito il direttore generale, più tranquillo, quasi rassegnato, il rettore. Il dg dell’università d’Annunzio Filippo Del Vecchio e il rettore Carmine Di Ilio si sono presentati questa mattina al tribunale di Chieti per sottoporsi all’interrogatorio di garanzia davanti al gip Antonella Redaelli.
La Procura li accusa di abuso e falso, e per il rettore anche di violenza privata, e chiede per loro una misura interdittiva. E loro questa mattina si sono difesi, con i denti Del Vecchio, con la pacatezza che gli è propria Di Ilio.
Ad avviare le indagini, firmate dal pm Giancarlo Ciani, è un esposto dell’ex direttore del Museo universitario ed ex membro del cda Luigi Capasso, animatore della protesta all’interno dell’organo di governo universitario (in particolare per la gestione dei lavori alla ex caserma Bucciante), fino a quando non è stato cacciato.
Prima di decidere se allontanare momentaneamente o meno Di Ilio e Del Vecchio dall’università (l’interdizione può durare al massimo sei mesi) il gip ha voluto ascoltare gli indagati. Dalle ore 10 alle 14.41 parlano ininterrottamente prima Del Vecchio, assistito dall’avvocato Stefano Rossi (lo stesso che lo difende all’Aquila nel processo per gli affitti gonfiati all’università aquilana) e poi Di Ilio, assistito dall’avvocato Marco Spagnuolo.
Al termine della maratona, il gip fa sapere agli avvocati che si riserva di decidere e che la decisione non arriverà prima di una decina di giorni. E dunque la settimana cruciale sarà quella a partire dal 6 febbraio.
D’altronde Del Vecchio si è presentato con un faldone cospicuo di oltre 30 documenti e il giudice ha autorizzato il suo avvocato anche a depositare una memoria. Di Ilio, invece, ha portato con sé solo un breve memorandum.
È l’avvocato di Del Vecchio, Rossi, a spiegare al termine dell’interrogatorio del suo assistito la strategia difensiva, ripercorrendo in quattro punti le accuse mosse al suo assistito. A partire da quella di aver estromesso Capasso dal cda per motivi di incompatibilità con la carica di direttore del Museo, senza permettergli di scegliere tra l’una e l’altra carica: Rossi dice che la situazione era stata illustrata a voce allo stesso Capasso all’interno di un cda.
Quanto alla scelta di non seguire i dettami del cda circa i lavori per la caserma Bucciante (il cda aveva chiesto di affidare i lavori al Provveditorato delle opere pubbliche, escludendo però sia la progettazione che la direzione dei lavori), Rossi dice che la scelta di Del Vecchio, ovvero la convenzione che invece affida tutto al Provveditorato, è di tipo “istituzionale”, tenuto conto anche del fatto che lo stesso organo doveva comunque fare da stazione appaltante e che il “rapporto tra ateneo e Provveditorato è gratuito e non comporta alcun onere”.
Terzo punto: il procedimento disciplinare a carico di Del Vecchio. Di Ilio lo avrebbe avocato a sé con l’accordo del cda e lo avrebbe aperto e chiuso con un’archiviazione.
Ultimo punto contestato: la presenza di Del Vecchio nel cda che discuteva su di lui. L’avvocato replica sostenendo che il dg non sarebbe stato presente nel cda che doveva decidere sul procedimento disciplinare a suo carico (riunito il 22 dicembre) ma solo in quello precedente (riunito il 14 dicembre) in cui si discuteva solo su chi avesse la titolarità per avviare il procedimento, se il rettore o lo stesso cda.
Del Vecchio smette di parlare alle 12.23. Alle 12.32 entra Di Ilio, che nel frattempo ha atteso la fine dell’interrogatorio del suo direttore generale lungo i corridoi del tribunale. Quando esce appare più sollevato. Il suo avvocato dice che anche il rettore ha risposto punto per punto alle contestazioni che gli sono state mosse, aggiungendo che l’incontro è stato “cordiale e pacato”.
La linea difensiva segue quella di Del Vecchio. Di Ilio deve rispondere anche di violenza privata, per il contenuto di alcune lettere inviate a Capasso. “Sono lettere che ho affidato all’ufficio legale dell’ateneo – si difende il rettore – certo io le ho firmate, ma se ho chiesto l’intervento dell’ufficio legale, certo non volevo incorrere in reato del genere”.
Il mandato da rettore Di Ilio scade il 31 ottobre prossimo, il contratto di Del Vecchio nel 2018. Se il gip decidesse di applicare una misura interdittiva di sei mesi, lo statuto dell’ateneo dannunziano prevede che tutte le funzioni del rettore passino in mano al decano per l’ordinaria amministrazione, anche se Di Ilio rimane comunque rettore.
Il decano della d’Annunzio è il direttore del Dipartimento di farmacia Michele Vacca. Altra cosa è la situazione del direttore generale, che invece non ha un vice cui affidare tutte le sue funzioni. (a.i.)





