CHIETI – È muro contro muro tra i vertici dell’università “d’Annunzio” e parte del personale.
La Cgil ha deciso di non firmare la proposta di accordo integrativa voluta dal rettore Carmine Di Ilio e dal direttore generale Filippo Del Vecchio.
Si è svolto ieri l’incontro per la firma dell’accordo. Le maggiori organizzazioni sindacali presenti in ateneo (Cgil, Cisl e Uil) hanno presentato una controproposta.
Il direttore Del Vecchio e il delegato ai rapporti con il personale Luigi Capasso hanno modificato solo in una piccola parte la loro proposta iniziale e per Cgil non è bastato.
Si è deciso così di aggiornare a giovedì prossimo l’incontro per la firma. I sindacati hanno chiesto e ottenuto 48 ore per poter riflettere e decidere, ma la Cgil ha le idee già chiare. Ieri in tarda serata, al termine di una lunga riunione, ha fatto sapere che non avrebbe firmato il documento.
Secondo l’organizzazione sindacale innanzitutto non sono stati rispettati gli accordi del tavolo tecnico del 17 dicembre scorso (il famoso incontro la cui natura muta da “tavolo tecnico” nella versione sindacale a “incontro informale” in quella dei vertici universitari).
Allora, dice la Cgil, si era deciso per la “convalida degli accordi pregressi di contrattazione integrativa sulle voci stipendiali accessorie in godimento al personale, con particolare riferimento all’istituto dell’art 40 del vigente contratto nazionale di lavoro” e per l’opportunità di introdurre “progetti di produttività e di miglioramento dei servizi non previsti dagli accordi vigenti e finanziati, in via eccezionale e con scadenza annuale, con i proventi della quota del fondo comune dell’attività in conto terzi”.
“Ebbene – rimarca il sindacato – alla luce della proposta dell’amministrazione, posta peraltro in maniera arrogante ed in violazione degli elementari principi di buona educazione, nessuno dei due presupposti concordati al tavolo viene rispettato”.
A partire dall’Ima (indennità mensile accessoria) sulla quale non ci sarebbe certezza che la sua attribuzione sia rispettosa delle previsioni che la regolano a livello di contratto nazionale.
Tale condizione, secondo il sindacato, è resa evidente dal “diniego dell’amministrazione ad accogliere i necessari aggiustamenti persino lessicali introdotti dalla proposta emendatoria delle organizzazioni sindacali e della rsu al testo dell’amministrazione allo scopo di rendere più chiara e certa la volontà della parte datoriale di mantenere detta indennità come concordata nelle precedenti tornate contrattuali”.
Non vi sarebbe stata, inoltre, alcuna disponibilità in ordine agli innovativi “progetti di produttività collettiva ed individuale” di arrivare ad un modello condiviso di tale istituto.
A questo proposito il sindacato accusa il vertice universitario di voler disconoscere “in toto la valenza degli obiettivi di “struttura” come parte collettiva di ripartizione delle risorse in quanto scaturente da un apporto diversificato ma coerente agli obiettivi stessi da parte dei componenti interessati della struttura”.
Al centro del contendere c’è la valutazione dei dipendenti per l’assegnazione dei premi di produttività, valutazione che, secondo Cgil, verrebbe mortificata con una “sottomissione, ideologicamente orientata, alla mera erogazione di una pagella di “merito individuale” dei singoli a cura dei preposti in via gerarchica”.
Cgil non ha dubbi: si tratta di un “sistema che vuole mascherare l’assegnazione più clientelare, e per certi aspetti “feudale”, delle poste economiche connesse. Detta affermazione è corroborata dall’intenzione dell’amministrazione di assegnare ex post le quote dell’anno 2013 in mancanza di criteri al tempo esistenti di ripartizione e valutazione ma correlandoli ad un non meglio identificato piano delle performances”.
Per il sindacato siamo “all’ennesimo scempio delle relazioni sindacali perpetrato dal direttore generale e dal delegato alle relazioni sindacali”.
Di fronte a questa situazione, ancora una volta i dipendenti chiamano in causa il rettore Di Ilio. A lui chiedono un “autorevole intervento per fermare la mano di chi vuol portare l’ateneo nel caos, nella disperazione, nell’incertezza”. (ar.ia.)



