L’AQUILA – Dopo che la Carispaq è stata incorporata dalla Bper, Banca popolare dell’Emilia Romagna, nel nuovo piano industriale sono stati previsti 90 esuberi anche se per 73 dipendenti è stata trovata una soluzione.

I lavoratori insurplus provengono tutti dalla direzione generale dell’Aquila dove sono attualmente impiegate 131 persone.

E così 28 salariati “emigreranno” ai poli (centro di lavorazione delle pratiche) e altre 28 saranno accompagnati alla pensione, grazie agli incentivi offerti dall’intituto bancario.

In apprensione, però, rimangono 17 impiegati che finora non è stata trovata un’alternativa.

“Queste 17 persone possono essere ricollocate nelle filiali dell’istituto bancario – ha detto ieri mattina il segretario provinciale aquilano dell’Ugl-Credito Attanasio Frontera – perché nessun posto di lavoro deve essere perso. Va evidenziato che chi lavora nelle filiali della banca non riesce a seguire tutto il lavoro ed è costretto molte volte a saltare il pranzo o a uscire dal lavoro addirittura alle 19. Bisogna quindi potenziare l’organico delle filiali”.

L’idea di Frontera ha trovato d’accordo il segretario regionale Ugl Piero Peretti, nonché il segretario nazionale Ugl-Credito Fabio Verelli, che questa mattina accompagnato dal segretario abruzzese Ugl-Credito Paolo Benini, ha visitato la sede regionale del sindacato.

“Il marchio della Carispaq deve rimanere – ha spiegato Verelli – perché è importante avere una banca del territorio che finanzi le piccole imprese e le famiglie. Noi non ci opporremo se l’operazione della Bper servirà a rilanciare la Carispaq e a dare più forza economica dell’aquilano. Vigiliremo che non ci siano altre mire”.

Poi Verelli ha aggiunto che “tutte le banche italiane devono ritrovare credibilità. I 22 miliardi di fondi ricevuti dai fondi europei devono essere investiti dagli istituti bancari, per finanziare le famiglie e le piccole imprese e non per acquistare titoli di Stato. I grandi marchi non possono soffocare i problemi dei vari territori locali”.