L’AQUILA – “Nedo Poli è un carissimo amico, come del resto Cesa. Le mie critiche derivano dal fatto che tifo per il successo dell’Udc. Questa mia attività, peraltro, in favore del partito in Abruzzo, calato nella realtà abruzzese, è totalmente priva di interessi personali di nessun tipo. Le mie critiche sono sicuramente condivise dai leader dell’Udc regionale, per intenderci quelli che non hanno mai tradito la storia dei cattolici democratici in politica e della dottrina sociale della chiesa”.

Continua il botta e risposta a distanza fra neo eletto consigliere nazionale dell’Unione di centro, Sergio Tiberti, docente dell’Università dell’Aquila, e il commissario regionale abruzzese dell’Unione di centro, Nedo Poli.

I due si erano ‘beccati’ all’indomani del congresso nazionale dell’Udc che ha sancito la fine dell’era di Pierferdinando Casini e la conferma di quella di Lorenzo Cesa, con il conseguente allontanamento dall’universo Udc dei due esponenti abruzzesi Giorgio De Matteis e Nicoletta Verì

“Le dichiarazioni rese da Tiberti sull’esito del congresso nazionale dell’Udc e sui suoi riflessi nel territorio abruzzese sono da ritenersi opinioni del tutto personali che non coincidono con l’attività che sto portando avanti da commissario del partito regionale”, aveva dichiarato Poli in risposta a un Tiberti felice, tra l’altro, per la “fine di invenzioni di Casini come De Matteis”.
“E mi sembra di aver letto che ‘l’oggetto dello scandalo’ – rincara la dose Tiberti – neanche si vuole ricandidare. Le mie critiche, mai personali, ma solo nell’ottica politica, visti gli scarsissimi risultati ottenuti da De Matteis e dalla Verì alle ultime politiche, sono frutto di un campanello d’allarme che era scattato dentro di me”.

“Per questi motivi mi sono attivato per dare un contributo costruttivo e concorrere al successo dell’Udc alle prossime regionali, per le quali mi auguro possano superare il misero 1,7 per cento e conquistare così dei deputati”, continua il professore universitario, per cui l’unico rammarico riguarda Rodolfo De Laurentiis, consigliere di amministrazione della Rai, “vista l’alta stima che ho nei suoi confronti. Però non credo di aver capito quali siano le sue decisioni, nonostante comprenda la sua amarezza quando non è stato messo in lista. I leader regionali dell’Udc, quelli storici per intenderci, che a seguito delle deboli candidature presentate, vedi De Matteis e Verì, hanno incrociato le braccia e si è visto. Se non incrociavano le braccia, non avremmo certo preso l’1,7. Hanno dimostrato, insomma, di avere i voti, negandoli.  L’Udc capitanata da De Laurentiis ha preso circa il 5 per cento, lista che ricordo si presentò da sola senza nessun apparentamento e sulla quale l’amico Rodolfo, da capolista e per spirito di servizio, si è messo in cima”.

Tiberti comunque tiene a precisare: “Mi auguro un successo a livello regionale dell’Udc, in cui possono scattare anche in funzione della riduzione dei consiglieri, può scattare un bel risultato. Personalmente, come tutti, vedrò con quale apparentamento si presenterà il partito. Dovrà schierarsi con una delle due cordate, resto in attesa di comprendere e valutare le decisioni nazionali sul potere locale. Mi sembra che nella Regione Abruzzo – a livello di schieramenti politici c’è una grande confusione: ho letto che sono state presentate come un grande successo le primarie del centrosinistra, ma hanno votato solo 42 mila persone, nonostante alle primarie votino anche i non elettori. In una regione così grande, più di 1 milione di abitanti, allo scontato ‘successo’ di Luciano D’Alfonso, ho visto l’insuccesso dell’Italia dei Valori, che ha preso circa 4 mila voti con Mascitelli. In una eventuale coalizione, sono più i voti che porta via la coalizione con l’Idv che i voti che non vanno per ‘semplice aggiunta’”.

“D’Alfonso se si tira dentro l’Idv commette un errore, cosa che evidentemente ha compreso anche lui”, conclude Tiberti.