CHIETI – Lo hanno individuato, lo hanno fermato e alla fine lo hanno indotto a confessare il delitto e ammettere pienamente le proprie responsabilità.

L’uomo che ha ucciso il 29 luglio scorso Gabriele Di Tullio nelle campagne di contrada San Pietro Sud a Casalbordino (Chieti), ha un volto e un nome, sebbene i carabinieri che lo hanno fermato hanno reso note solo le iniziali, T.F.

Ha sessant’anni ed è di Casalbordino dove vive con la moglie. Quel giorno in cui ha sparato era a caccia di cinghiali (nonostante la stagione della caccia ai cinghiali sia chiusa): ha visto qualcosa muoversi dietro un cespuglio e ha sparato, pensando fosse un cinghiale.

Quando si è accorto che invece era una persona si è detto troppo sconvolto per fare qualcosa e ha pensato solo a fuggire. È tornato a casa e ha passato una notte insonne nel suo letto, poi ha preso qualche soldo ed è andato in Liguria.

È così sparito per due giorni, tanto che i familiari hanno denunciato la scomparsa ai carabinieri della locale stazione di Casalbordino. È stata proprio questa denuncia a instillare il sospetto che fosse stato proprio lui l’autore del delitto.

L’uomo è poi tornato a casa di sua spontanea volontà ma i carabinieri del nucleo investigativo del comando compagnia e della stazione di Casalbordino gli hanno fatto capire che sapevano tutto.

“Sono stati bravi – ha detto oggi in conferenza stampa a Chieti il comandante provinciale Giuseppe Cavallari – ad entrare in sintonia con lui e a fargli ammettere le sue responsabilità”.

Davanti al pubblico ministero di Vasto l’uomo ha poi rilasciato un’ampia confessione, dicendo di essere stato preso dal panico ed essere rimasto molto “scombussolato” quando aveva capito cosa aveva fatto.

Nei suoi confronti non sono state emesse ordinanze di custodia cautelare, l’uomo è stato denunciato a piede libero. Dovrà rispondere di omicidio colposo, ma la confessione potrebbe attenuarne la posizione.