L’AQUILA – Introdacqua, in provincia dell’Aquila piange Ilaria Maiorano, la donna di 41 anni uccisa a botte dal marito marocchino, Tarik El Ghaddassi, a Padiglione di Osimo, nell’anconetano, dove viveva.

Si era sposata nel 2020 e aveva abbracciato la religione islamica, di cui il marito e fervente credente, dopo essersi trasferita una decina di anni fa nelle Marche con la madre.

La tragedia verso le ore 10 martedì in un casolare sulla via Montefanese, al civico 149, semi coperto da un canneto, con alcuni vetri rotti, di proprietà di un istituto religioso, dove vive la famiglia che è conosciuta dai servizi sociali. A quanto si apprende, non si trovavano in casa le due figlie, di 5 e 8 anni, che la madre portava qualche volta nella moschea, vicino al maxi parcheggio di Osimo, per imparare l’arabo.

Nell’immediatezza, l’uomo, con precedenti di polizia per stupefacenti, che si trovava agli arresti domiciliari, dopo una condanna a dieci mesi di carcere per evasione, avrebbe raccontato agli investigatori di un incidente domestico, affermando che Ilaria sarebbe caduta dalle scale. Gli investigatori però evidentemente non hanno creduto a questa versione. E l’ipotesi è che la donna sia stata colpita a mani nude e uccisa al culmine di una lite. Per diverse ore, i Ris dei carabinieri hanno ispezionato il casolare ed eseguito i rilievi; il medico legale Francesco Busardò ha esaminato il cadavere ma le bocche sono rimaste cucite sull’esito della prima ispezione. Nel pomeriggio, il patologo si è recato, con il suo staff, dai carabinieri mentre si trovava lì anche il pm di Ancona Daniele Paci per procedere all’interrogatorio. I tempi per sentire il sospettato, però, si sono allungati: El Ghaddassi avrebbe dato in escandescenze in caserma, rendendo necessario l’intervento dell’ambulanza e dell’automedica per trattarlo sul posto.

Ai famigliari   la notizia della morte di Ilaria è giunta solo in tarda mattinata: “Ieri mattina mia madre ha telefonato a mia sorella. Ha risposto lui e ha detto che Ilaria non stava tanto bene, poi le ha passato la bambina più grande. Erano circa le 9.30”, ha raccontato il fratello della vittima, intervenuto a “Ore 14”, programma su Rai Due: “Da tempo sospettavamo qualcosa, solo che mia sorella voleva stare col marito e non voleva lasciarlo – ha spiegato l’uomo – non potevamo andare a casa loro, non siamo mai stati invitati neppure al compleanno delle bambine. Non volevano che noi entrassimo in quella abitazione”.

“Noi chiedevamo a Ilaria se fosse tutto a posto, ma lei ha sempre detto di sì – h proseguito il fratello – non sapevamo nemmeno che fosse seguita dagli assistenti sociali”.

Commenta il sindaco di Introdacqua Cristian Colasante: “Ilaria non tornava da anni, forse una decina. Si era convertita all’Islam e forse questa sua scelta l’ha spinta ad abbandonare radici e ricordi. È difficile, in questo momento, trovare le parole per esprimere il dolore, la sofferenza e lo sgomento che tutti in paese stiamo provando, e nei prossimi giorni decideremo come ricordare Ilaria”.

E’ intervenuta la consigliera sulmonese Teresa Nannarone: “Dopo Teodora  Casasanta di Roccacasale e del piccolo Ludovico, uccisi in Piemonte dal marito di lei, solo lo scorso anno, ora Ilaria, entrambe uccise in maniera efferata. È inaccettabile. Le violenze commesse ai danni delle donne in quanto tali, siano esse fisiche o psicologiche, sono un problema di tutti la collettività, ignorarle è una colpa grave. Ilaria lascia due bimbi piccoli, a loro, alla famiglia di origine e a tutta la comunità di Introdacqua, sindaco in primis, la solidarietà affettuosa e profondamente sentita”.