PESCARA – “Mia sorella è stata uccisa barbaramente e la legge va cambiataper impedire che per delitti così efferati ci sia lo sconto di pena. Per questo abbiamo avviato una raccolta di firme e, ad oggi siamo arrivati 25mila firme, la metà di quelle necessarie per presentare una proposta di legge di iniziativa popolare”.

Con queste parole Jonathan, fratello di Jennifer Sterlecchini, la 26enne uccisa con 17 coltellate il 2 dicembre 2016 dall’ex fidanzato, Davide Troilo, mentre lei stava lasciando per sempre l’abitazione che avevano condiviso a Pescara, ha presentato l’azione messa in campo dopo l’omicidio. L’annuncio è stato fatto insieme alla madre Fabiola Bacci, nella trasmissione di Rai Due, I fatti vostri, condotta da Giancarlo Magalli. Ad oggi la raccolta firme è arrivata a quota 30mila, la trasmissione è stata registrata nelle scorse settimane.

Dolore e amarezza sul volto dei due, che hanno indossato una maglia con la foto della 26enne.

“Ci siamo chiesti, ‘cosa possiamo fare per rendere giustizia perché non si ripeta quanto ci sta accadendo?’ Abbiamo deciso di raccogliere delle firme, affinché chi commette questi crimini non abbia la possibilità di chiedere sconti di pena. A noi non è sembrato giusto, ma se ci riflettiamo lo dovrebbe essere anche per gli altri cittadini”, ha spiegato il ragazzo pescarese, in cerca di pace dopo l’atroce delitto, che con la famiglia della ragazza combatte da tempo affinché il Parlamento impedisca a chi si è macchiato di femminicidio di poter ricorrere al rito abbreviato, con sconto di pena di un terzo.

L’assassino di Jennifer è stato condannato, nel gennaio scorso, a 30 anni di reclusione dal gup Nicola Colantonio, che ha accolto la richiesta formulata dal pm Anna Rita Mantini, proprio nell’ambito del processo con rito abbreviato, per omicidio volontario, a carico del 34enne.

“In 4 mesi raccolte 25mila firme, la metà di quelle che servono per presentare proposta di legge su iniziativa popolare. Riusciremo a farlo, anzi a fare di più”, ha aggiunto. 

“Parliamo di un delitto che ha avuto tutte caratteristiche di efferatezza futilità che lo rendono molto grave. Jennifer è stata colpita nella casa in cui convivevano”, ha ricordato Magalli.

“Il motivo era che lui non ha accettato che mia sorella andasse via interrompendo la relazione – ha proseguito il giovane – Mia sorella stava facendo l’ultimo viaggio per riportare le sue cose a casa. Dovevamo caricare l’ultimo mobile. C’era mia mamma lì”.

Straziante il ricordo della donna che, impotente, ha ascoltato le ultime parole della vittima: “‘Aiuto mamma, mi sta ammazzando’. In precedenza mi hanno fatto uscire con una scusa, ho sentito le grida ma non ho potuto fare niente, c’era una porta blindata, le inferriate alle finestre, non sono potuta intervenire per salvare mia figlia”. Il conduttore della trasmissione ha chiesto se “ci sono stati segnali premonitori?”. “Erano tre anni che stavano insieme. L’impressione era di un ragazzo introverso, nulla di più. Ci sembrava apposto. Jennifer non ci ha mai detto di comportamenti negativi, episodi di violenza, comunque non ne eravamo a conoscenza”, ha raccontato Jonathan Sterlecchini. Ma la giovane pescarese, pochi giorni prima, sulla sua pagina Facebook aveva scritto un post che parlava proprio di violenza sulle donne, come ha ricordato Magalli, ma secondo il fratello “Lo ha fatto per solidarietà, non era un monito”.

Poi il ragazzo è tornato a parlare della giustizia: “Per noi il processo è andato, lo facciamo per altri casi. Tra premi, buona condotta, non si scontano mai i trenta anni. Ci teniamo a precisare che è un’azione completamente apolitica, la dovrebbero firmare tutti a prescindere dal partito”.

Magalli ha concluso sottolineando che “ci sono i presupposti per un’applicazione della legge in maniera meno clemente”.