PENNADOMO – I risparmi di una vita, le garanzie dei vertici delle istituzioni, lo sforzo di centinaia di persone. Con la conclusione che Barbara Ciarrapico annuncia che utilizzerà l’eredità del padre per intraprendere una battaglia legale.
Economista di origini abruzzesi, dopo trent’anni passati in giro per il mondo sceglie Pennadomo (Chieti) per sviluppare un modello turistico coniato in Medio Oriente. Un progetto considerato vincente dal Governo, che lo inserisce nel Masterplan, con una dotazione finanziaria persino maggiore di quella richiesta, ma che finisce per essere affondato dalla Regione Abruzzo. Visto che dall’ultima versione del documento, sottoscritto dal premier Matteo Renzi proprio il 17 maggio scorso all’Aquila, il Pennadomo Ik0 è scomparso.
“Ho lavorato con i più grandi tour operator del mondo – racconta ad AbruzzoWeb – a 50 anni volevo restiture quel che la vita mi ha dato, dedicando il mio tempo ed i miei soldi rendenomi utile. Gli americani lo chiamano giving back”.
Ik0, impatto a chilometro zero, è un modello innovativo di turismo sostenibile, autentico e di qualità, che si stima avrebbe anche prodotto un ripopolamento del 30 per cento. La differenza la fa la popolazione locale. Come spiega la stessa Ciarrapico, che definisce un genio Daniele Kihlgren, “la differenza sostanziale con il modello Santo Stefano di Sessanio, però, sta nel valore aggiunto dato da Maria, Peppino e Giovanni”.
“È l’esperienza autentica a costituire il valore aggiunto, il borgo diventa solo la cornice”, aggiunge. E d’altra parte, di paesi bellissimi l’Italia è piena. Si offre dunque “una destinazione all inclusive, con dei voucher che consentono di mangiare ovunque, diventa una unica destinazione, completamente gestita dalla popolazione locale che dopo i primi 5 anni di formazione attraverso alte professionalità del settore, ricompra le strutture”.
Alla Regione, la Ciarrapico rimprovera l’assenza di visione. “L’Abruzzo è in una posizione strategica, non serve l’aeroporto se si sfruttasse il passaggio di tutti quelli che attraversano questa terra e non si fermano neanche a fare la pipì perché non c’è neppure il benzinaio! Si dice di voler puntare sul marketing senza prima creare servizi e sviluppare capitale umano”.
Il sospetto, è quello che “il vice presidente Giovanni Lolli, che si occupa di turismo ed è molto attento all’Aquila, voglia spostare le risorse destinate al nostro progetto all’area del cratere”. Si parla di 12 milioni di euro che la responsabile Masterplan di Palazzo Chigi, Bianca Maria Scalet, avrebbe garantito alla Ciarrapico, 4 in più di quelli previsti nelle 400 pagine di businessplan del progetto. Analoghe garanzie, la Ciarrapico dice di averle ricevute dal collaboratore del presidente Luciano D’Alfonso, Claudio Ruffini, e dal direttore generale della Regione, Cristina Gerardis, che però ora “non risponde neanche più al telefono”.
Tutto parte dieci anni fa. “Vivevo e lavoravo in piccoli villaggi di montagna del Medio Oriente, quando ho iniziato a riflettere sull’opportunità di creare un turismo che producesse una vera e propria economia rivitalizzando e proteggendo l’esistente, dando però la possibilità al turista di destinazioni che rispondano alle loro esigenze, costruendo pacchetti, sinergie”, spiega.
Quindi, la creazione di “un modello implementabile ovunque per i piccoli borghi” e il ritorno a Roma.
“Ho girato per mesi il Centro Italia – racconta – volevo che il borgo fosse vicino Roma, l’Abruzzo è la penultima regione visitata perché non esiste turismo, c’è solo un flusso di persone che comprano casa a prezzi stracciati che penalizza enormemente lo sviluppo turistico. Sono in gran parte inglesi, che spesso affittano poi a loro connazionali, quindi i soldi passano da un contro britannico ad un altro, gli italiani manco li vedono”.
“Dalla fine di settembre 2013, ho iniziato qui. Ricomprando case a due soldi, il dramma dell’Abruzzo è anche questo: ho preso una casa del 1300 a dodicimila euro”.
L’aspetto architettonico del progetto, che coinvolge anche Civitaluparella e la frazione Sant’Antonio di Bomba, è affidato a Lelio Oriano Di Zio, guru della conservazione, del restauro e della ridestinazione del patrimonio edilizio. Lo stesso a cui si deve il recupero di gran parte di Santo Stefano di Sessanio.
“Scriverò un libro in cui racconterò tutto. Io non demordo”, conclude Barbara Ciarrapico.






