L’AQUILA – “Formalizziamo finalmente un percorso già in atto da tempo nel nostro ospedale. Non un reparto fisico, ma un’organizzazione composta da un team multidisciplinare per una sanità sempre più moderna. Un processo che nasce da lontano, dallo studio del tumore della mammella che si è evoluto tantissimo negli ultimi anni e molti studi scientifici hanno rilevato che quando esistono queste realtà che si prendono cura a 360 gradi della paziente si riduce la mortalità a 5 anni del 18%”.

Lo ha spiegato ad AbruzzoWeb la dottoressa Laura Pizzorno, dirigente medico responsabile della U.O.S.D. Chirurgia Senologica dell’ospedale “San Salvatore” dell’Aquila, spiegando in cosa consiste la “Breast unit”, o anche Centro di Senologia Multidisciplinare, già avviato e formalizzato nelle scorse settimane, che offre un percorso completo e integrato per la diagnosi, il trattamento, il follow-up e la prevenzione delle patologie mammarie, specialmente il tumore al seno, grazie a un team di specialisti come chirurghi, oncologi, radiologi, psicologi, fisioterapisti.

Una squadra di professionisti che si prende cura della paziente a più livelli: “Quindi abbiamo la Diagnostica senologica, la Chirurgia senologica, il reparto da me diretto, e ancora c’è l’Oncologia medica, la Radioterapia e ci sono i fisioterapisti che si occuperanno della riabilitazione delle pazienti, i radioterapisti, i genetisti e gli psicologi”.

Sono 208 le Breast unit attive in Italia, che lavorano in stretta sinergia con il territorio di riferimento: “Uno dei principali punti di forza – ha sottolineato Pizzorno – è proprio quello della presa in carico della paziente che non deve sentirsi sola, ma deve sentirsi accolta, per questo perfezioneremo sempre più questo meccanismo attraverso l’approccio multidisciplinare. Ritengo che le pazienti che subiscono una diagnosi di un tumore della mammella sono già colpite da questo grosso macigno e non debbano preoccuparsi di altro. Attualmente con i miei colleghi ci incontriamo una volta a settimana per discutere di tutti i casi clinici, lo faremo sempre meglio, studieremo con degli indicatori, metteremo ogni caso su un sistema, è già funzionante il Data Breast che ci consente di avere degli indicatori di qualità. Quindi avremo una serie di feedback sul nostro lavoro”.

In tema di prevenzione, c’è poi l’ambulatorio di valutazione del rischio: “È nato per rispondere ad una serie di difficoltà. Intanto, da un lato, all’allungamento delle liste d’attesa, perché ci siamo resi conto che c’erano delle inesattezze, più che altro delle non appropriatezze nell’esecuzione di alcuni controlli. Nel tempo si è scatenato un po’ di allarmismo e molti nostri utenti, anche non pazienti, cioè persone sane, spesso si sono approcciate ad un ricorso smodato della prevenzione, nel tentativo di curare uno stato di ansia reattivo. Invece, per evitare sprechi, abbiamo pensato di classificare il rischio, di stratificarlo, attivando questo ambulatorio personalizzato nel quale verranno fatte delle domande alle pazienti che usciranno dal nostro ambulatorio come appartenenti ad una fascia di rischio che può essere bassa, media o elevata. A seconda della fascia a cui appartengono verranno, mediante il gruppo di secondo livello, istituite e date delle prenotazioni a seconda di quello che poi le linee guida stabiliscono”.

“I criteri di valutazione saranno l’età, la familiarità, ma anche il tipo di struttura mammaria, perché, ad esempio, chi ha un seno estremamente adiposo, non ha necessità di effettuare tanti controlli ecografici, ma basta affidarsi alla mammografia. Una strada intermedia, insomma, trala necessità della prevenzione e la riduzione delle liste d’attesa”.