L’AQUILA – Buona partecipazione e segnali incoraggianti per ABIO L’Aquila, Associazione per il Bambino In Ospedale, che lo scorso 20 ottobre, presso la Casa del Volontariato, ha organizzato un incontro di presentazione rivolto agli aspiranti volontari da inserire nelle attività di accoglienza e sostegno ai bambini e alle famiglie presso il reparto di Pediatria e il Pronto Soccorso Pediatrico dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila.
La risposta all’iniziativa – si legge in un comunicato – è stata positiva e lascia ben sperare per il rafforzamento delle attività dell’associazione, impegnata da oltre vent’anni nel rendere meno difficile l’esperienza ospedaliera dei più piccoli e dei loro familiari. Quello del volontario ABIO è un ruolo delicato e di grande responsabilità. Per questo motivo, prima di iniziare il servizio in ospedale, gli aspiranti volontari devono partecipare a uno specifico corso di formazione, finalizzato a fornire le conoscenze e gli strumenti indispensabili per operare in un contesto che richiede sensibilità, preparazione e capacità di ascolto.
L’appuntamento del 20 ottobre ha rappresentato anche un’occasione per conoscere più da vicino l’associazione, le attività svolte quotidianamente nei reparti pediatrici e l’impegno richiesto a chi sceglie di dedicare parte del proprio tempo al volontariato.
Fondata a Milano nel 1978, ABIO nasce con l’obiettivo di ridurre il disagio dei bambini, degli adolescenti e dei genitori durante l’esperienza ospedaliera. La sua missione è contribuire all’umanizzazione dell’ospedale, affinché il curare diventi sempre più un autentico “prendersi cura”.
Oggi l’associazione conta oltre 50 sedi in tutta Italia e circa 4.000 volontari attivi in più di 200 reparti pediatrici.
All’Aquila, ABIO è presente all’ospedale San Salvatore dal 2004. I volontari accolgono quotidianamente bambini, adolescenti e famiglie, offrendo ascolto, momenti di gioco e sostegno durante la permanenza in ospedale.
Un impegno che contribuisce anche a rendere gli ambienti pediatrici più accoglienti, colorati e a misura di bambino, trasformando, per quanto possibile, l’esperienza del ricovero o dell’accesso alle cure in un percorso meno traumatico per i piccoli pazienti e per chi li accompagna.






