CHIETI – “Quello che dà fastidio a Ballone è che è finito il far west e che stiamo risanando e rilanciando una grande azienda pubblica, la Tua, che qualcuno voleva svendere a prezzi di saldo ai privati”.
È solo un delle bordate che Camillo D’Alessandro, consigliere regionale del Partito democratico, coordinatore della maggioranza, con delega ai Trasporti, riserva al presidente regionale di Confindustria, Agostino Ballone, patron della società Baltour, che su AbruzzoWeb aveva accusato la Regione e la sua società unica di trasporto di non pagare i debiti a decine di fornitori privati, la Baltour compresa, per milioni di euro, concedendo transazioni a chi sì e a chi no, e trovando, però, le risorse per pagare i debiti pregressi di Tua.
Ballone ha poi lanciato strali contro la delibera approvata nel Consiglio regionale del 2 agosto che riserva, di fatto, alla società pubblica il monopolio sull’80 per cento delle tratte, che potranno essere affidate in house, ossia direttamente, una misura che Ballone ha bollato come di “socialismo reale”. Ha pronosticato, infine, un futuro infausto per la Tua, con troppi costi e dipendenti e “ostaggio dei sindacati”, fino ad arrivare a fare un inquietante paragone, in prospettiva, con l’Atac, la società dei trasporti romana sull’orlo del crac.
Ma altrettanto dura e perentoria è la replica di D’Alessandro, contattato da questa testata, che con Ballone si era già scontrato a distanza con post al vetriolo su Facebook, e che questa volta arriva a minacciare l’uscita di Tua dalla Confindustria.
“Ballone continua a esternare come presidente della Confindustria, in palese conflitto d’interessi, essendo imprenditore del settore trasporti – sbotta – E dunque gli ricordo per l’ennesima volta che Tua è una delle più grandi aziende associate alla Confindustria abruzzese, e dovrebbe essere dunque tutelata dall’organizzazione che Ballone rappresenta. Visto che accade esattamente l’opposto, ribadisco che a questo punto Tua debba uscire da Confindustria. Per molto meno altre aziende lo hanno fatto”.
Se Ballone chiede con il dente avvelenato perché le transazioni SIANO state solo 27, per circa 13,4 milioni di euro, in buona parte ancora non incassati, con spettanze non onorate dal 2003, D’Alessandro risponde che “quella delle transazioni è storia antica, come lui stesso ammette, non certo imputabile a questi 3 anni di gestione del centrosinistra. Ma siamo noi ad aver cominciato a farle, però con regole certe, non appiattendoci sui desiderata dei privati – rivendica – Prima loro andavano a giudizio esibendo costi iscritti a bilancio. La Regione risultava sempre soccombente. Noi stiamo invertendo questa rotta, vogliamo arrivare alle transazioni, onorare fino all’ultimo euro i debiti fatti da altri, ma con la definizione dei costi a consuntivo. Mettendo fine al far west che c’era prima”.
E in un crescendo D’Alessandro si chiede dov’era Ballone quando in Regione governava il centrodestra del “titolare della fabbrica di comunicati stampa”, ovvero il consigliere di Forza Italia Mauro Febbo, anche lui spesso all’attacco di Tua.
“Febbo è stato assessore, ora ha invece una fabbrica di comunicati stampa. Dovrebbe spiegarci perché il suo collega assessore ai trasporti Giandonato Morra aveva più volte annunciato di aver accantonato 25 milioni di tesoretto proprio per pagare i debiti con i fornitori. E poi invece non è stato usato neanche un euro”.
Ancora, D’Alessandro non si dice preoccupato dai futuri esborsi, perché si potrà, assicura il delegato ai trasporti, fare affidamento sulla Cassa depositi e prestiti.
“Il governo ci chiede di definire con esattezza il debito pendente, il quantum certo, che ci portiamo dagli anni passati, poi potremo accedere ai fondi della Cassa deposti e prestiti grazie al decreto 35”, rileva.
Infine D’Alessandro difende a spada tratta la Tua, e la sua sostenibilità. A seguito anche dell’approvazione del bilancio di esercizio 2016 di Tua, illustrato all’Auditorium del Parco del Castello nel capoluogo a inizio agosto, chiuso con 615 mila euro di attivo, un valore di produzione di 137 milioni, per circa 27 milioni di passeggeri trasportati e circa 37 milioni di chilometri percorsi, e oltre 1.600 dipendenti in organico.
Febbo ha tuttavia obiettato che il bilancio si è chiuso in attivo solo grazie alla transazione da 7,8 milioni della Regione a favore della Tua, relativa ai crediti vantati dalla società Arpa, prima della fusione con Sangritana e Gtm.
“Ballone dice che i 1.600 dipendenti di Tua sono troppi. Bene, allora spieghi qual è la soluzione. Per lui non ci sono dubbi: andrebbero licenziati in buon parte – contrattacca – Noi al contrario sosteniamo che la soluzione di gran lunga migliore è quella di rendere efficiente e sostenibile un’azienda pubblica, senza licenziare nessuno”.
“E infatti abbiamo già realizzato milioni di euro di economie con la razionalizzazione della spesa, compresa quella dei cda, grazie alla fusione delle tre preesistenti società. Con la sottoscrizione del nuovo accordo di secondo livello, abbiamo realizzato economie anche sul costo del personale, grazie anche al senso di responsabilità dei sindacati che Ballone ha tanto in disprezzo. Lo abbiamo fatto in 3 anni, non in 30”, rimarca ancora D’Alessandro.
“Quello che non va giù a Ballone – incalza – è la nostra scelta dell’affidamento in house dei servizi del bacino unico, che è un diritto dell’ente pubblico, e che tutela utenti, in particlare delle aree disagiate, non appetibili per il mercato, e i lavoratori. Io sono fermamente convinto che è sbagliata l’identità a prescindere ‘pubblico uguale male’ e ‘privato uguale bene’. Non facciamo misure da ‘socialismo reale’, vogliamo solo difendere i soldi dei contribuenti che hanno messo nella società pubblica dei trasporti i soldi delle loro tasse. E qualcuno quella società voleva renderla decotta, e svenderla a prezzo di saldi ai privati”.
E a proposito di libero mercato D’Alessandro riserva l’ultima stilettata a Ballone, che “fa il liberale con i soldi degli altri, e dovrebbe spiegare piuttosto come mai e da quanto ha concessioni pubbliche ottenute e prorogate per decenni senza gara, impedendo ad altri imprenditori di fare trasporto pubblico locale a Teramo”.





