PESCARA – È partito il conto alla rovescia per le elezioni del 12 ottobre che trasformeranno anche in Abruzzo le Province, ora di fatto commissariate dai loro presidenti, in enti di secondo livello, una sorta di assemblea dei sindaci, dalle funzioni ancora piene di incognite.

Interessate in Abruzzo le province di Teramo, Pescara e Chieti. La Provincia dell’Aquila, viceversa, avrà ancora un anno di vita, ma solo perché la legislatura terminerà nel 2015, a seguito dello slittamento del voto a causa del terremoto del 6 aprile 2009.

Secondo il cronoprogramma scandito dal governo, domani, venerdì 12 settembre, andrà pubblicato il numero degli aventi diritto al voto.

Il 21 e 22 settembre andranno presentata la liste di candidati e delle candidature a presidente della Provincia presso l’ufficio elettorale, che dopo i controlli di rito andranno pubblicate entro il 4 ottobre.

A votare a Teramo saranno 580 amministratori, 400 a Pescara, 1.100 a Chieti. Previsto il sistema del voto ponderato, cioè varrà di più quello dei sindaci e consiglieri dei Comuni più popolosi. Ancora presto per il totocandidati, le prime riunioni dei partiti si stanno svolgendo in queste ore. Possono candidarsi comunque i sindaci, i presidenti e consiglieri provinciali uscenti. Ma c’è da essere certi che non ci sarà da sgomitare per un posto in lista, perchè nel nuovo consiglio non sono previsti emolumenti, ma solo magri rimborsi spesa.

Cosa poi faranno esattamente queste province e i loro dipendenti, che andranno dislocati presso le Regioni, i Comuni e  presso il Ministero della giustizia, ovvero nei tribunali in cronico deficit di personale, lo si deciderà oggi giovedi 11 settembre a Roma, in sede di Conferenza Stato-Regioni.

Si calcola però che dei 60mila dipendenti delle vecchie Province, di cui circa 700 delle tre abruzzesi, almeno la metà dovranno essere ricollocati. E una cosa è certa: non godranno degli stessi privilegi dei dipendenti regionali e statali, niente aumento di stipendio, niente contratto dorato.

Ad AbruzzoWeb però i tre presidenti uscenti, Guerino Testa di Pescara, Enrico Di Giuseppantonio di Chieti e Valter Catarra di Teramo, esprimono forti perplessità su questa strana riforma, che porta la firma di Graziano Delrio, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e che li ha già obbligati a rinunciare a ogni compenso e sciogliere i Consigli provinciali.

I tre denunciano che, a seguito del taglio quasi totale dei trasferimenti statali nel 2014, non hanno i soldi “nemmeno per tagliare l’erba”, figuriamoci per riparare le tante strade dissestate e fare manutenzione degli edifici scolastici.

“Se qualcosa si è potuto fare – sbotta Di Giuseppantonio – è solo perché la Regione ha sbloccato 8,3 milioni di euro di economie vincolate in favore delle Province. Lo Stato, da parte sua, quest’anno ha tagliato invece a tutte le Province italiane 1,4 miliardi di euro che servivano in buona parte per garantire i servizi”.

Inoltre, il chietino ritiene che sia “senza futuro un ente di secondo livello, il cui presidente non retribuito e 12 consiglieri provinciali saranno eletti da una ristretta cerchia di sindaci e consiglieri comunali, secondo il modello a dir poco fallimentare delle Comunità montane”.

Il presidente della Provincia di Pescara Testa taglia corto: tanto valeva abolirci del tutto. “Il mio giudizio è profondamente negativo – spiega a questa testata – perché si è fatto un grande pasticcio. In Italia si dibatte sulla necessità dell’elezione diretta dei rappresentanti del popolo, a cominciare dal presidente della Repubblica, invece con le Province si fa l’opposto, si fanno scegliere amministratori da un’altra ristretta cerchia di altri amministratori”.

Testa  non percepisce, come i suoi colleghi, un euro di compenso, “però – osserva – devo firmare atti che implicano responsabilità penali e pecuniarie e questo non mi sembra giusto, in Italia ha prevalso la demagogia, la gente pensa che tagliando le Province si elimineranno chissà quali sprechi, di fatto quello che hanno tagliato per quanto riguarda il mio territorio, sono 20 milioni di euro che servivano per riparare le scuole e le strade. Ci hanno lasciato la miseria di 300 mila euro” .

Dure, poi, le accuse al governo di Matteo Renzi. “Abbiamo fatto manifestazioni, iniziative, petizioni, approvato delibere, ma è stato tutto inutile, dal Governo solo un muro di gomma. Ma io non mi arrendo e a breve andrò a Roma con una delegazione di sindaci per chiedere i fondi che servono per garantire almeno gli interventi più urgenti”.

Per il presidente della Provincia di Teramo Catarra, infine, la riforma crea in Italia un pericoloso precedente di “abominio antidemocratico”.

“A questa riforma – tuona – mi sono opposto fieramente, le elezioni o sono a suffragio o meglio non farle. Quello che accadrà il 12 ottobre sarà un vulnus che crea un pericoloso precedente, Non a caso che è il terzo presidente del consiglio che non eleggiamo e anche il Senato  sarà di fatto un ente di secondo livello, eletto da altri eletti, proprio come le Province. Dove il presidente non sarà retribuito, cioè dovrà amministrare a tempo perso, nei ritagli di tempo, oppure dovrà essere un benestante o un pensionato”.