L’AQUILA – “La Transumanza, riconosciuta dall’Unesco Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità diventa in Molise la matrice di iniziative di sviluppo turistico e socio-economico, in Abruzzo tutto tace”.

Così, in una lettera aperta indirizzata al presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, al presidente della Provincia dell’Aquila, Angelo Caruso, al sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, a quello di Celano, Calvino Cotturone, a quello di Pescasseroli, Anna Nanni, e alla Camera di Commercio, il presidente dell’Associazione culturale per la storia della civiltà della transumanza, Carlo Frutti, in riferimento alle numerose iniziative messe in campo nella regione più giovane d’Italia, proprio al fine di creare una fitta rete di stampo turistico tra i borghi interessati dal fenomeno della Transumanza.

“L’Aquila, gli altopiani, i centri montani aquilani, la Marsica, i territori dei Parchi nazionali sono i capisaldi della Transumanza, matrice della cultura, della storia, delle tradizioni, essenza dell’Abruzzo montano, motore economico per millenni – scrive -. Nel mondo studiano e ricercano sul “fenomeno transumante”, trans-nazionale (dalle Alpi agli Appennini, dalle Ande cilene alle Mesetas spagnole, dalla Francia, dalla Romania alla Grecia, dal Marocco alla Turchia, dai Balcani agli Urali), “peculiare” delle nostre terre”.

“Girando gli occhi intorno nelle nostre regioni non vediamo che montagne le quali non ci danno indicazione di come possano essersi offerte nel tempo quali fonti di reddito tanto alto da determinare la esplosione di monumenti nelle città e nei centri dell’Abruzzo ulteriore. La ‘Civiltà del Tratturo’, la Transumanza può e deve interessare tutti, ancora oggi, per gli effetti indotti da tale attività nel mondo circostante: dagli impulsi ad una economia di solido impianto, all’ambiente ed al territorio, al sorgere di tradizioni di carattere religioso e folklorico, allo sviluppo sociale, alle implicazioni antropologiche, ai riflessi avuti nello sviluppo di centri abitati, nel sorgere di monumenti e di templi, nella promozione dell’arte e della cultura in genere”, aggiunge.

Secondo Frutti, infatti, “questa ‘Civiltà del Tratturo’ può essere letta chiaramente ancora oggi, in regioni quali l’Abruzzo, il Molise, la Puglia, regioni indelebilmente e nitidamente segnate dal periodico, rituale, impressionante movimento della Transumanza”.

“Ricordo come i Tratturi, ‘strade delle pecore’, abbiano precorso le famose vie consolari romane e taluni itinerari e diramazioni del sistema di viabilità realizzato da Roma, si sono addirittura materialmente appoggiati ai tratturi, così come le più moderne vie di comunicazione: la strada statale 17 L’Aquila – Foggia che ricalca il Tratturo Magno – prosegue -.Storia, commercio, religione, tradizione, economia, arte, urbanistica, socialità, politica, per lunghi ed intensi secoli hanno avuto, per le nostre terre, una prima giustificazione ed una prima leva motrice proprio in quel pulsare di vita pastorale che percorreva i tratturi a ritmi scontati e rituali, come una lenta circolazione di linfa vitale, come i sicuri “pistoni” di un enorme motore sociale”.

“Da pochi mesi la Transumanza è anche Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità grazie al riconoscimento dell’Unesco. La millenaria tradizione e la cultura della Transumanza possono ancora, di nuovo, costituire il volano per azioni economiche ed imprenditoriali per la fruizione del territorio e delle produzioni locali. Ci meravigliano, pertanto, della disattenzione delle Autorità abruzzesi (ad ogni livello), mentre nel contempo il Molise, diventa ‘motore’ di iniziative di sviluppo con progetti che potrebbero trovare un moltiplicatore in Abruzzo. Il Molise si sta muovendo a grandi passi, mentre l’Abruzzo resta a guardare”.

“Ci rivolgiamo innanzitutto al presidente della Regione Abruzzo, al presidente della Provincia dell’Aquila, a sindaci di L’Aquila, Celano, Pescasseroli, capisaldi dei Tratturi e dei centri montani, alla Camera di Commercio, perché si attivino iniziative concrete per il riconoscimento del ruolo dell’Abruzzo e sviluppare un proprio progetto di sviluppo. Non basta più riempirsi la bocca di turismo, artigianato, produzioni enogastronomiche locali, non servono convegni e piani, pletoriche organizzazioni del turismo territoriale, abbiamo un tesoro, fenomeno storico e protostorico, economico, sociale, culturale, natura ed essenza dell’Abruzzo, aquilano in particolare, e quindi al tempo stesso materiale ed immateriale, dalla quale trarre una proposta, un programma di sviluppo che si basi sulla natura e sulla essenza dell’Abruzzo. Confido che questo appello non resti inascoltato, come nel passato, e con l’Associazione culturale per la storia della civiltà della Transumanza siamo pronti ad un confronto costruttivo con il nostro contributo di idee, conoscenze e proposte”, conclude Frutti.