AVEZZANO – Traffico di stranieri nella Marsica, attirati con false promesse di lavoro: la prima sezione della Cassazione ha emesso il verdetto nei confronti di nove persone.
Tra i condannati Luigi D’Apice, presidente dell’Opoa Marsica e della Fucense Calcio, la cui pena è stata ridotta da quattro anni e undici mesi a quattro anni e otto mesi. L’accusa di associazione a delinquere, che lo vedeva coinvolto, è stata esclusa, e sia l’Opoa che la società sportiva sono state dichiarate estranee alla vicenda.
Anche altri imputati, come Giampiero Paris, Simone Ciccarelli, Rachid Errahmany e Boubker Errahmany, hanno visto una riduzione delle loro condanne, mentre per Mohamed El Yousfi e Driss Motahir la pena è stata fissata a quattro anni e dieci mesi. Bouzekri e Abderrahman Aaris hanno ricevuto conferma delle loro condanne a cinque anni e otto mesi di reclusione.
Secondo l’accusa, riferisce Abruzzolive, “i migranti venivano costretti a vivere nell’ombra, lavorando in condizioni precarie per salari miseri, mentre la promessa di una vita migliore si infrangeva contro una realtà ben diversa. A rendere il quadro ancora più cupo, la necessità per molti di pagare somme ingenti, tra i cinquemila e i settemila euro, per ottenere ciò che si rivelava solo un’illusione. Alcune accuse sono state confermate, altre ridimensionate, mentre diversi reati sono caduti in prescrizione”.
La vicenda giudiziaria, iniziata anni fa, ha coinvolto complessivamente trenta persone. Tra queste, dodici erano state assolte in primo grado, mentre le restanti diciotto avevano ricevuto condanne dalla Corte d’Assise, con pene che variavano dai tre ai sette anni e mezzo di reclusione, oltre a multe superiori al milione di euro. Successivamente, la Corte d’Assise d’Appello dell’Aquila aveva rivisto e ridotto alcune pene, portando alla condanna definitiva di nove imputati e all’assoluzione degli altri.
Un cittadino marocchino, costituitosi parte civile con l’assistenza degli avvocati Luca e Pasquale Motta, ha ottenuto una provvisionale di cinquemila euro come risarcimento. Gli accusati, difesi da un nutrito collegio di legali tra cui Antonio Milo, Domenicantonio Angeloni e Franco Coppi, hanno sempre proclamato la loro innocenza. D’Apice, in particolare, ha più volte ribadito tramite il suo avvocato la sua estraneità ai fatti, parlando di accuse non corrispondenti alla realtà. Con la sentenza della Cassazione si chiude definitivamente una vicenda che ha segnato profondamente la Marsica e il suo territorio.




