L’AQUILA – “Se Massimo Cialente decide di ricandidarsi come sindaco dell’Aquila, le primarie non si devono fare”.
Per il capogruppo del gruppo della lista civica “Impegno per L’Aquila” nel Consiglio comunale del capoluogo, Gian Paolo De Rubeis, al primo cittadino in carica va applicato il “protocollo Pezzopane”: quello che consentì a Stefania Pezzopane, all’epoca presidente uscente della Provincia dell’Aquila per il Partito democratico, di essere automaticamente riproposta nella sfida del 2010, poi persa, con Antonio Del Corvo (Pdl).
De Rubeis, per 36 anni medico chirurgo dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila dalla solida tradizione politica alle spalle (il padre Tullio è stato per tre volte sindaco democristiano del capoluogo), le primarie le conosce bene, avendo concorso nel 2007 per la guida della coalizione di centrosinistra alla conquista di palazzo Margherita, sede municipale fino al terremoto, al termine dei nove anni di mandato di Biagio Tempesta.
Le consultazioni popolari furono vinte da Cialente, ma De Rubeis incassò un ottimo risultato, confermato con il 5 per cento dei voti presi dalla lista civica.
Un moderato per vocazione, cordiale e stimato, che spiega ad AbruzzoWeb come immagina il futuro della politica e cittadina.
Il Pd sta ancora sfogliando la margherita.
Da quello che mi dicono c’è una spaccatura tra chi sostiene Cialente e chi, invece, vedrebbe bene una candidatura del deputato del Pd Giovanni Lolli: io non ho una preferenza tra i due, li stimo entrambi, ma sarebbe logico che se l’attuale primo cittadino sciogliesse positivamente la riserva sulla sua volontà di correre ancora dovrebbe poterlo fare senza passare per le primarie, così come accaduto alle ultime provinciali.
C’è chi vorrebbe farle subito, chi dopo, secondo lei potrebbero addirittura non farsi. Il centrosinistra, prima ancora che sui nomi, sembra far fatica a mettersi d’accordo anche sulle regole.
La coalizione dovrebbe smetterla di litigare su cose di poco conto, la polemica sulla data delle primarie non serve a nulla, cosa importa se si fanno a dicembre o gennaio? Bisogna mettere da parte gli interessi personali o di bottega e fare un discorso a più ampio respiro: scrivere un programma di governo puntuale e individuare uomini seri in grado di metterlo in pratica. Se, invece, qualcuno decide di rompere il giocattolo, si consegna la città al centrodestra.
Cosa farà “Impegno per L’Aquila”?
Pur se mi è stato chiesto più volte di entrare nel Pd ho voluto mantenere il patto fatto con gli elettori quando mi sono candidato alle primarie e, successivamente, con la lista. Restiamo coerentemente nel centrosinistra fino al termine della legislatura.
E dopo?
Io sono di tradizione moderata, appartengo a quel mondo di ex Dc che dà importanza al centro dello schieramento politico, per cui mi piacerebbe ci fosse un raggruppamento con tali valori che, però, resti ben ancorato al centrosinistra. Quanto alla mia ricandidatura alla carica di consigliere ci sto ancora pensando, ma non è per nulla certa.
Il suo giudizio sulla Giunta Cialente è positivo?
Prima del terremoto avevo molte perplessità, dopo devo riconoscere che il sindaco e l’esecutivo hanno fatto un buon lavoro, pur tra le difficoltà e i tranelli.
Se nascesse anche all’Aquila il Terzo polo, potrebbe aderire?
All’Aquila la situazione del Terzo polo è confusa. Api e Udc sono in maggioranza e sono rappresentati in Giunta, mentre Fli è all’opposizione. Per l’Mpa è un discorso a parte: il partito coincide con il vice presidente del Consiglio regionale, Giorgio De Matteis: dove si sposta lui si sposta il movimento autonomista. La “cosa bianca” potrebbe interessarmi solo se fosse chiaro che l’interlocutore, già dal primo turno o al ballottaggio, è il centrosinistra. Se, invece, si fa una scelta di andare da soli per poi decidere dove conviene stare diventa un discorso che non mi interessa.
Cosa vorrebbe che accadesse nella prossima legislatura?
Ovviamente mi auguro che venga confermato il centrosinistra. Mi piacerebbe, però, che il vincitore, chiunque esso sia, il giorno dopo le elezioni si metta intorno a un tavolo con gli sconfitti e apra un contronto tra gentiluomini per dare vita a una sorta di governo di “salute pubblica”. Una compagine autorevole e rappresentativa che si occupi delle principali emergenze della città: la ricostruzione, il lavoro, il futuro dei nostri giovani. Riproporre nel quinquennio futuro le liti, le beghe, i cambi di casacca e le operazioni di piccolo cabotaggio che hanno caratterizzato la politica cittadina negli ultimi anni significa non avere a cuore le sorti dell’Aquila.
Per sbloccare la ricostruzione cosa servirebbe?
Mandare via tutti i commissari, abolire la “filiera” Cineas-Fintecna-Reluis, che rallenta l’avvio dei cantieri, e riportare le decisioni in capo agli enti locali.
Lei per anni è stato medico all’Aquila, qual è lo stato di salute del San Salvatore?
Premesso che l’ospedale ha una classe di professionisti di primissimo livello che ha fatto a pieno il suo dovere nonostante le condizioni proibitive in cui si è trovata a operare, il vero guaio è rappresentato dalla situazione strutturale. Il ripristino della funzionalità dei reparti doveva essere una delle primissime cose da fare dopo il terremoto, invece i lavori procedono a una lentezza stratosferica, siamo ancora al 70 per cento delle potenzialità che può offrire la sanità cittadina. Anche questo aspetto andrà affrontato dal sindaco che verrà eletto la prossima primavera: il primo cittadino del capoluogo è il presidente del comitato ristretto dei sindaci della Asl e massima autorità sanitaria. A Cialente gliel’ho ribadito più volte: è ancora troppo timido sotto questo punto di vista.
Il suo impegno spazia oltre la politica, nei mesi scorsi si è molto battuto affinché il Lions nazionale attraverso la raccolta fondi fatta tra gli associati, 1,2 milioni di euro, contribuisse alla realizzazione di una casa dello studente a Casale Calore.
È una vicenda che mi ha creato grande disappunto e delusione. Il rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando di Orio aveva accolto con grande favore questa idea, condivisa dal Lions locale. Poi, però, strane manovre fatte da qualche associato influente hanno indirizzato il contributo a Navelli per costruire un centro socio-sanitario. All’inizio il direttore generale della Asl, Giancarlo Silveri, disse che non era interessato a prendere in gestione una struttura così grande nel borgo aquilano, dove era necessario solo l’ambulatorio per i medici di base e i pediatri e per il 118. Adesso alcune fonti ben informate mi dicono abbia cambiato idea e sia d’accordo. Credo che quei soldi sarebbero stati più utili all’Aquila.



