TERAMO – Possibile ritorno in Abruzzo per Claudio D’Amario, per anni al vertice dell’azienda sanitaria di Pescara, ed ora sub commissario della malmessa sanità della Regione Campania, esperienza quest’ultima assai tormentata e lastricata di polemiche, e data oramai come prossima alla conclusione.
Il suo nome viene fatto oramai con insistenza come prossimo direttore generale della Asl di Teramo, al posto di Roberto Fagnano, il cui contratto scadrà il prossimo autunno.
Altra voce insistente, a proposito degli ambitissimi vertici delle Asl regionali, è quella relativa al crescente isolamento di Rinaldo Tordera, direttore generale della Asl Avezzano- Sulmona-L’Aquila, il cui contratto scade però nel 2019.
Decisivo sarà però in ogni caso l’esito delle valutazioni da parte della Regione, e segnatamente dell’assessore Silvio Paolucci, sull’operato dei singoli manager, incentrata, come recita la norma, “all’efficienza, all’efficacia, alla sicurezza, all’ottimizzazione dei servizi sanitari e al rispetto degli equilibri economico-finanziari di bilancio”. Valutazioni che scattano a 18 mesi dall’incarico.
L’attuale manager della Asl di Teramo Fagnano è stato nominato nel settembre 2014, con contratto triennale. Un eventuale proroga oltre il settembre 2017 è subordinata ad una valutazione positiva del suo operato, già avvenuta, ma di cui si ignora l’esito.
In caso contrario, ecco rispuntare il nome di D’Amario, originario di Francavilla (Chieti), che ha gestito la Asl pescarese durante i difficili anni del commissariamento, nominato nel 2009 dalla di Giunta di centrodestra guidata da Gianni Chiodi e confermato nel febbraio 2012 per altri 5 anni.
Poi nel dicembre 2015, dopo l’arrivo di Luciano D’Alfonso e del centrosinistra in Regione, D’Amario, pur avendo un contratto in scadenza nel 2017, ha lasciato anzitempo la Asl pescarese, sostituto Armando Mancini. D’Amario ha dunque ottenuto a stretto giro la nomina, da parte del Consiglio dei Ministri, al delicato incarico di sub commissario per l’attuazione del piano di rientro dai disavanzi della Sanità della Regione Campania, alle dipendenza di Joseph Polimeni, il commissario ad acta, proveniente dalla Toscana.
A perorare la nomina di D’Amario è stata in particolare il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, di Alternativa popolare, (ex Nuovo centro destra), vicina politicamente a D’Amario, che è legato alla sottosegretaria alla Giustizia, l’abruzzese Federica Chiavaroli, anche lei di Ap.
Per Polimeni e D’Amario l’esperienza campana non è stata però certo una passeggiata di salute, e non solo perchè in sè il risanamento della sanità di quella regione è una mission da far tremare i polsi a chiunque.
I due sono stati bersaglio, già all’indomani della nomina, della feroce ostilità del governatore Vincenzo De Luca, che si è battuto per oltre un anno per diventare lui il commissario ad acta alla sanità, riuscendoci solo poche settimane fa, dopo aver fatto rimuovere nella legge di Bilancio regionale l’incompatibilità tra i due ruoli.
“La nostra battaglia – è arrivato a dire De Luca riferendosi a Polimeni e D’Amario – terminerà quando i commissari se ne andranno a casa. La Campania non intende più pagare con risorse dei cittadini due signori che percepiscono uno 9.600 euro netti al mese e l’altro 8.400 euro netti al mese. Neanche il presidente degli Stati Uniti ha questi livelli retributivi per venire in Campania un giorno e mezzo”.
De Luca ha definito poi Polimeni e D’Amario “due figure inutili e dannose che creano intralci e confusione. Abbiamo richiamato il governo e il ministero a trasferire le loro competenze a istituzioni democraticamente elette”.
D’Amario è finito nell’occhio del ciclone anche per aver assunto dall’inizio del gennaio scorso anche l’incarico di commissario straordinario dell’Ospedale israelitico di Roma, attirandosi ulteriori e pesanti critiche nel consiglio regionale campano.
L’epilogo sono state le dimissioni di Polimeni, che oramai accerchiato ha gettato la spugna a marzo tornandosene nella sua Toscana, sostituto proprio da D’Amario nel ruolo di commissario pro tempore.
Fino a quando De Luca, dopo il lungo braccio di ferro, l’ha spuntata ed il 10 luglio è diventato il nuovo commissario della Sanità. Il ministro Beatrice Lorenzin gli ha imposto però come suo vice ancora una volta Claudio D’Amario. Una convivenza che in molti scommettono non potrà durare a lungo, visto il clima non propriamente cordiale tra i due. Da qui l’ipotesi concreta di un addio di D’Amario e un ritorno nel patrio suolo d’Abruzzo.
Per quanto riguarda Tordera: la delibera di Giunta regionale che lo ha nominato a capo Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila è del marzo 2016, con la firma del contratto qualche tempo dopo, e quindi tra settembre e ottobre, ovvero a 18 mesi dall’incarico, dovrà passare anche lui sotto le forche caudine della valutazione.
Manager in quota al centrosinistra, l’ex direttore della Carispaq Tordera paga in questo periodo un rapporto non più idilliaco con l’assessore Silvio Paolucci, e la Regione Abruzzo suo datore di lavoro in generale, in virtù dei conti in forte sofferenza della sua Asl, dove si rischia un disavanzo da oltre 20 milioni di euro.
Inoltre due azionisti politici di peso della sanità della provincia dell’Aquila, ovvero il capoluogo e Avezzano, sono passati in mano al centrodestra alle ultime elezioni. Come sono retti da forze civiche orientate al centrodestra, le amministrazione degli altri due centri maggiori della provincia, Sulmona e Castel di Sangro.
Tordera e il nuovo sindaco del capoluogo abruzzese Pierluigi Biondi sono poi arrivati ai ferri corti in campagna elettorale, intorno al project financing dell’attuale ospedale dell’Aquila. La Asl aquilana è stata infine da più parti accusata di contare ben poco sui tavoli regionali, dove si decidono le sorti del riordino della rete ospedaliera.
“Tagliando” vicino anche per Armando Mancini, manager della Asl di Pescara, nominato a febbraio 2016, l’unico con un mandato di 5 anni, fino al febbraio 2021 e che dovrà essere valutato ad ottobre prossimo.
La valutazione è già avvenuta, ma ne sono ignoti i risultati, per Pasquale Flacco, manager della Asl Lanciano-Vasto-Chieti, nominato nel dicembre 2015, uno dei protagonisti della tormentata vicenda del project financing per il nuovo ospedale di Chieti presentato dal gruppo Maltauro, osteggiato dalle opposizioni in Consiglio regionale, e di cui si attende ancora la valutazione della pubblica utilità, dopo che la Regione ha avocato a sé la pratica, che nella Asl si trascinava oramai da oltre due anni. (ft)





