L’AQUILA – È pronto a tornare all’antico splendore nei primi giorni 2017 uno dei punti più caratterstici del centro storico dell’Aquila e in particolare del “corso stretto” principale del capoluogo. Archi e paraste in pietra riportati alla luce rimuovendo uno spesso strato di intonaco di cemento che li nascondeva alla vista di chi, fino al 2009, si trovava a passare in quella galleria naturale che dal corso stretto dell’Aquila conduce a piazzetta della Commenda, e dove si trovava un “centro commerciale diffuso” con punti vendita come Intimissimi, la Luna, la pizzeria Marchigiana, la Casa dell’Alpino e così via.
Il tour dell’evento Officina L’Aquila per media e visitatori nel cantiere più grande d’Europa ha mostrato un altro piccolo grande frammento di storia aquilana: il palazzo detto “La Castellina”, lungo corso Vittorio Emanuele, così chiamato dalla struttura di foggia seicentesca con coronamento e archi che affaccia proprio sulla piazzetta della Commenda.
Tra le curiosità, tra i vari appartamenti privati che ospita ai piani superiori, c’è anche la storica abitazione della famiglia del vice presidente della Regione Abruzzo, Giovanni Lolli, che più volte nei tour del centro con le autorità nazionali lo ha rimarcato con orgoglio.
I lavori di ristrutturazione di due delle tre ripartizioni dell’aggregato, la 1093 e la 1306, sono affidati alla ditta Covit e all’associazione temporanea di imprese Covit-Coaf, mentre la progettazione degli interventi di ristrutturazione e consolidamento è dello studio di ingegneria Nardis, degli architetti Leonardo e Lorenzo Nardis e degli ingegneri Valentino Perilli e Sandro Malone.
“Un percorso naturale che si spera possa tornare fruibile per il pubblico – afferma Lorenzo Nardis – e che, nel frattempo, noi stiamo cercando di valorizzare il più possibile, anche con un progetto di illuminazione a terra. Led a basso consumo al posto delle luci a soffitto, per dare risalto alle volte rimesse a nuovo”.
Sono proprio le volte a crociera, in mattoni rossi, il particolare che colpisce, entrando in uno dei locali commerciali al pianterreno: ogni intersezione mostra ora fregi in pietra, probabilmente settecenteschi, tirati fuori dagli strati di intonaco.
Dell’aggregato La Castellina fa parte anche un edificio poco distante, più basso, di soli due livelli, anche questo di base settecentesca, ma “con evidenti rifacimenti successivi, fino agli anni più recenti – illustra ancora l’architetto – Basti pensare che la base è in cemento armato. Ma le preziose e particolari bifore al piano superiore sono originali, anche se prive della colonnina centrale, e sono di fattura trecentesca. Raccontano come poteva essere il corso cittadino in epoca medievale”.
Tutto l’aggregato è in fase di completamento dei lavori, il cui termine è previsto “tra dicembre del 2016 e gennaio 2017 – annuncia Nardis – Sotto il risultato finale della facciata, c’è un lavoro di strati e strati. Consolidamenti, iniezioni di materiale di rinforzo, aggiunta di fasce in acciaio armonico sulle murature. Dove è stato possibile, si è utilizzata la tecnica del ‘cuci e scuci’. Le aperture murarie sono state richiuse e si è cercato di ottimizzare gli spazi, tenendo conto di un fattore importante, cioè che si tratta di un palazzo privato”.
Impossibile quindi un restauro in senso filologico “trattandosi di una committenza privata. Bisogna, per quanto possibile e compatibilmente con il recupero storico della struttura, rispettare le esigenze di chi, poi, tornerà ad abitare queste stanze” commenta l’architetto.
Con un importo complessivo dei lavori di circa 4 milioni e mezzo di euro per il palazzo La Castellina e altri 800 mila euro per l’edificio più basso, sempre parte dell’aggregato, restituirà a breve ai proprietari 8 appartamenti e 5 locali commerciali.





