L’AQUILA – “Il gruppo regionale ha sempre mantenuto la sua identità e autonomia rispetto al Pd”. E ancora : “personalmente, in più di una occasione, da ultimo nelle elezioni dell’Aquila, ho manifestato le mie perplessità. Il problema di chi sta a Roma o Milano è non avere piena contezza della reale situazione sui territori”.
Sono solo alcuni dei passaggi dell’intervista al quotidiano Il Centro di Sara Marcozzi, capogruppo in consiglio regionale del Movimento 5 stelle, nell’ambito del dibattito che si sta scatenando dopo il flop elettorale in tutta Italia, lo scontro tra il leader Giuseppe Conte, e il ministro degli Esteri Luigi di Maio, dopo la spaccatura sulla risoluzione pentastellata che dice no alla fornitura di armi all’Ucraina, il rischio di clamorosa scissione. In Abruzzo M5s ha preso un imbarazzante 0,7% a L’Aquila nella coalizione del centrosinistra, e un misero 2,7% a Spoltore, non eleggendo nessun consigliere.
A lanciare bordate in particolare Erica Sabatini, ex consigliera comunale M5s di Pescara, socia della piattaforma Rousseau e moglie di Davide Casaleggio. ora lontana dal Movimento e con il dente avvelenato
Al quotidiano Il Centro Lady Rousseau è arrivata a definire il M5s italiano e anche quello abruzzese, “una aberrazione, inglobato e masticato dal Pd, che ne ha assorbito l’elettorato”, affermando che “M5s è morto” e ironizzando in un post sulle percentuali elettorali da prefisso telefonico rimediate da M5s di Conte, L’Aquila compresa.
Ad intervenire e a schierarsi con Di Maio, è intanto il senatore abruzzese Primo Di Nicola, ex giornalista dell’Espresso, che attacca il latente anti-americanismo che si annida nel movimento.
Nell’intervista Marcozzi nel replicare a Sabatini, concorda con quanto già affermato dal parlamentare Gianluca Vacca, sull’opacità della piattaforma Rousseau di Casaleggio, agorà virtuale poi abbandonata dal movimento, e rivela un aneddoto: “Pochi giorni prima del deposito delle liste per le politiche 2018 – elezioni per le quali io curai l’intera campagna elettorale – si svolse Villaggio Rousseau a Pescara. Tutto il M5S era qui e io ero presente quando Luigi Di Maio raggiunse un luogo tranquillo per “chiudere” le liste di Camera e Senato e Davide Casaleggio andò con lui. Allora Davide non ebbe nulla da recriminare sul metodo. Che senso ha farlo dopo 4 anni? Anche la lezione morale ex post sui valori di un tempo: finché Rousseau ha lavorato con il M5S tutto bene, da quando si è interrotta la collaborazione tutto male?”.
Ad intervenire e a schierarsi con Di Maio, è intanto il senatore abruzzese Primo Di Nicola, ex giornalista dell’Espresso, che al quotidiano La Repubblica ha spiegato che “nel Movimento ci sono ancora troppi anti-americani, chi ha proposto la bozza sul no alle forniture militari a Kiev esca allo scoperto. Intorno a Conte vedo gli alfieri di una concezione leaderistica e padronale del partito”.
Sulla bozza di risoluzione “nessuno di noi è stato coinvolto. Ne avevamo sentito parlare e per questo avevamo messo le mani avanti da giorni, chiedendo che non ci fosse un atto autonomo di questo tipo”. La notizia è stata accolta con favore dall’ambasciatore russo Razov, che ha sottolineato come non tutta l’Italia sia contro la Russia. E questo, sottolinea Di Nicola “riempie il Movimento “di vergogna”.
“Le parole dell’ambasciatore russo sull’invio delle armi sembrano purtroppo un plauso alle intenzioni espresse dalla risoluzione M5s che sta girando in queste ore. L’endorsement di Razov a quella che è l’apparente posizione di una parte del M5s ci riempie di imbarazzo e vergogna. Rischiamo di portare il M5S e l’Italia dalla parte sbagliata della storia”, conclude.





