L’AQUILA – Nubi sull’aerospaziale, settore di punta di una città, L’Aquila, che pur vuole affermare la sua vocazione industriale dell’alta tecnologia.

Thales Alenia, circa 300 dipendenti, che ha ricostruito anche grazie ai fondi pubblici la sua sede nel nucleo industriale di Pile, dopo che il sisma del 6 aprile 2009 ha distrutto il sito vicino alla stazione ferroviaria, potrebbe infatti rimanere vittima delle grandi manovre globali che sposterebbero in Francia il meglio delle commesse.

Thales Alenia Space è, infatti, una joint venture tra la francese Thales (67 per cento) e l’italiana Finmeccanica (33 per cento), e senza un riequilibrio delle quote, e pari potere nelle strategie industriali, lancia l’allarme il sindacato Cisl, il conto potrebbero pagarlo i lavoratori italiani compresi quelli del sito aquilano.

Qui, per ora, garantisce certezze la commessa Cosmo-SkyMed, il primo sistema civile e militare di satelliti radar di osservazione terrestre realizzato per conto dell’Agenzia spaziale italiana.

Uno scenario molto negativo anche per la Thales di Chieti, che opera nel settore militare, a un passo dallo smantellamento e dove sono in cassa integrazione 56 dipendenti sui 99 attualmente in servizio.

“I programmi spaziali a cui la Thales Alenia lavora – spiega ad AbruzzoWeb Giovanni Di Sero della Cisl – sono in parte finanziati dal governo italiano e in parte da quello francese, e come normale vengono svolti in Italia e Francia. Ma questi programmi, a causa della crisi di bilancio, sono sempre più rari e meno consistenti”.

Non resta, dunque, che puntare sul mercato privato, sui grandi bandi internazionali e allora, osserva Di Sero, “in questo caso è molto probabile, se non certo, in caso di aggiudicazione, che a decidere quali stabilimenti del gruppo far lavorare a queste commesse sarà la Thales, che ha il 67 per cento delle quote e relativo potere decisionale, e che i siti prescelti saranno quindi quelli francesi, non certo quelli italiani”.

È atteso a breve, ma non è stata ancora fissata la data, un incontro tra i vertici sindacali nazionali e quelli di Finmeccanica. In quella sede i sindacati chiederanno conto all’amministratore delegato di Finmeccanica Mauro Moretti della sua intenzione di riequilibrare le quote al 50 per cento della joint venture con la Thales.

“In questo modo – conclude di Sero – si avrà la garanzia di apri dignità e potere decisionale, altrimenti al posizione del sindacato è che è meglio trovare un altro partner internazionale, soprattutto dovessero verificarsi resistenze da parte della Thales”. Filippo Tronca