L’AQUILA – Ammonta a 22 milioni di euro la richiesta di risarcimento avanzate dalle parti civili nell’ambito dell’inchiesta per il crollo dello stabile di Via D’Annunzio all’Aquila, dove nella notte del terremoto del 6 aprile 2009 morirono tredici persone e vi furono diversi feriti.

Lunedì prossimo è prevista l’udienza preliminare per la costituzione delle parti civili, rinviata il 19 gennaio scorso, durante la quale hanno manifestato la volontà di costituirsi diversi familiari delle vittime e condomini; è di qualche giorno fa, inoltre, l’intenzione palesata attraverso un comunicato stampa del Comune dell’Aquila di costituirsi in tutti i giudizi relativi ai crolli del sisma e nel processo alla commissione “Grandi rischi”.

Gli imputati nell’ambito del procedimento sono Filippo Impicciatore, di 78 anni, nato a Perano (Chieti) ma residente da anni a Caracas, in Venezuela; l’aquilano Fabrizio Cimino, di 50 anni, e Fernando Melaragno, di 62 anni, nato a Forlì del Sannio (Isernia) e residente all’Aquila. La Procura ha indagato altre tre persone, che sono decedute da diversi anni.

Sarà il giudice per le indagini preliminari a stabilire l’ammissione delle parti, mentre la perizia presentata dal pubblico ministero Fabio  Picuti è basata su un principio: ovvero quello secondo cui la pianta dell’edificio, a forma di ‘U’,  non sarebbe stata progettata secondo criteri di resistenza ad un eventuale forte terremoto.

L’edificio oggetto d’indagine venne realizzato nel 1961 ma fu sottoposto anche a una serie di ristrutturazioni in epoca più recente, ma non sarà facile per la Procura provare come quei lavori possano eventualmente aver contribuito a determinare il crollo dello stabile.