L’AQUILA – Mancano i soldi e si spegne l’antenna per capire i piccoli terremoti. All’Aquila. Dopo il 6 aprile 2009.
Sembra incredibile, ma non ha avuto il futuro che meritava l’esperimento “Underseis” (Underground Seismic Array), un sistema di rilevamento delle scosse più piccole dotato di un’antenna sismica, piazzata all’interno dei Laboratori del Gran Sasso e collegata a venti stazioni.
La struttura è stata sospesa ufficialmente alla fine del 2010, nonostante fosse un’idea importante per un territorio che soffre i terremoti. Nonostante, quindi, il sisma di due anni fa.
Acceso ufficialmente una decina di anni fa, ma partorito nel 1996, “Underseis” viene sviluppato grazie alla collaborazione tra l’Università dell’Aquila, l’Istituto di Geofisica Andaluz di Granada (Spagna) e il Consorzio ricerche Gran Sasso, l’ente finanziatore; ma, udite udite, di fatto è stato lasciato morire qualche mese fa per mancanza di fondi e, (è il caso di dirlo), di pazienza.
Underseis era e sarebbe ancora in grado di monitorare l’attività sismo-genetica del massiccio e di una zona del raggio di 150 chilometri. Una sorveglianza in diretta 24 ore su 24 dello ‘stomaco’ montagnoso, per comprendere al meglio i piccoli terremoti e il loro possibile sviluppo.
I dati registrati dal 2004 sono tuttora disponibili. Basta chiedere all’Osservatorio vesuviano dell’Ingv di Napoli, collaboratore di Underseis.
Purtroppo però a fine 2010, dopo anni di sopravvivenza sempre difficile, anche l’ultimo superstite dei due fisici aquilani che lavoravano al progetto è costretto a gettare la spugna.
Costantino Fischione, dottore in fisica aquilano, racconta la vicenda di Underseis, che a rigor di logica all’Aquila e in Abruzzo avrebbe meritato ben altra considerazione.
“La mancanza di fondi – spiega ad AbruzzoWeb Fischione, ora impegnato a Pescara in tutt’altra attività – è la causa principale della sospensione di questo progetto, al quale ho lavorato per tanti anni, dopo la laurea in fisica”.
“Fa riflettere – dice – che dopo il sisma nessuno si sia preoccupato di salvarlo. Io le ho provate tutte, come del resto il professor Scarpa dell’Università di Salerno, anche lui nel progetto”.
La storia è articolata. I laboratori nazionali di fisica nucleare dell’Aquila mostrano da subito un interesse, abbracciando l’idea e fornendo spazi e apparecchiature, pur non essendo “Underseis” un esperimento di fisica delle particelle.
Dal 2004 al 2007 Fischione lavora in tandem con il dottor Fabrizio Tronca, i due tirano a campare con i finanziamenti fin quando questi reggono. Poi, dal 2008, con l’abbandono di Tronca, qualche assegno di ricerca manda avanti la baracca.
Il destino è, però, già segnato, anche se il 6 aprile 2009 rimette del tutto in discussione lo studio degli eventi sismici. Qualcuno capisce che forse è il caso di dare un’occhiata più approfondita ad Underseis. Eppure, tutto resta così com’è.
“Dopo il terremoto mi apettavo un cambiamento di programma – è il pensiero di Fischione – ma non è successo nulla. Una struttura come quella per cui ho lavorato doveva essere messa in condizione di continuare l’attività. È uno strumento utilissimo, molto importante per un territorio sismico come il nostro”.
Per salvare il salvabile, Fischione le ha provate tutte. “Prima di lasciare definitivamente Underseis – spiega il fisico – ho provato a mettermi in contatto con il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, per segnalargli una situazione di cui non era a conoscenza, non certo per battere cassa, ma il punto però non è questo. Il guaio è che iIn Italia la ricerca scientifica è ferma al palo”.



