L’AQUILA – Costruire bene e nel rispetto delle leggi (che comunque sono da aggiornare) rimane la regola fondamentale per affrontare una catastrofe, come quella che ha messo in ginocchio L’Aquila nel 2009.
Ma un ruolo altrettanto importante quanto delicato lo giocano anche l’essere preparati al pericolo prima, e il saper gestire una grave condizione di emergenza poi.
In ognuno di questi casi deve esserci alla base una precisa e organizzata comunicazione che non lasci niente al caso, per evitare il ripetersi dei devastanti problemi che un dialogo sbagliato può generare, come portato all’attenzione mondiale dalla recente sentenza dei giudici del tribunale dell’Aquila che ha condannato sei componenti della commissione Grandi rischi per aver tranquillizzato la popolazione nei confronti dello sciame sismico in atto nei sei mesi precedenti il catastrofico evento, sottovalutando il rischio.
Questo è quanto hanno argomentato, ognuno sulla base della propria esperienza, i relatori del convegno chiamato “New Orleans, L’Aquila, Fukushima. Quale comunicazione per quale crisi?”, voluto dall’associazione di volontariato L’Aquila che rinasce in collaborazione con l’assessorato regionale alla Protezione civile, ospitato a Casa Onna, nell’omonima frazione aquilana.
“La fase più difficile – ha affermato il primo cittadino dell’Aquila, Massimo Cialente – è quella post-catastrofe perché deve ricostruire un intero sistema. Non è possibile uscire dalla crisi se non c’è la partecipazione di tutti. Serve consapevolezza profonda da parte di tutti i cittadini, altrimenti è molto difficile che possano impegnarsi in modo valido”.
Elvezio Galanti, direttore generale del dipartimento della Protezione civile, da tempo impegnato nella formazione sui “disaster manager” e ideatore dei Centri operativi misti, ha posto l’accento sull’importanza delle esercitazioni alle catastrofi, delle leggi e della fiducia nelle istituzioni.
“In Giappone sono preparati benissimo ai terremoti: sanno che il loro edificio non crolla e comunque ogni anno fanno esercitazioni. In Italia invece – ha accusato – le esercitazioni non sono prese seriamente, quando invece dovrebbero essere fatte ovunque, non solo nelle scuole”.
Uno scrosciante applauso ha seguito l’affermazione di Galanti secondo il quale “Di terremoto non si muore, ma si muore di ‘costruire male'”.
“Gli edifici non devono collassare. Purtroppo – ha argomentato ancora il direttore del dipartimento – anche sul piano delle leggi non siamo messi così bene: per esempio, solo dopo la morte dei 27 bambini e della loro maestra a seguito del terremoto di San Giuliano di Puglia è venuta fuori la legge della classificazione sismica”.
Dopo la legge, importanza fondamentale nonché enorme responsabilità sono assunte innegabilmente anche dalla figura del giornalista.
Su questo è intervenuto il presidente del Consiglio regionale dell’Ordine dei giornalisti, Stefano Pallotta, che ha ricordato quanto il ruolo degli informatori sia delicato e di quanto ci sia bisogno di una regolamentazione per il mestiere.
“Le parole hanno un loro significato – ha argomentato – e non possono essere usate a caso. Comunicare è un lavoro importante e difficile; chi intende fare comunicazione deve necessariamente avere un forte background. In Abruzzo la legge 150 del 2000 sulla comunicazione pubblica è stata applicata da pochissimi e se manca questa interfaccia ai giornalisti, il nostro mestiere diventa ancora più difficile”.
“Gli amministratori spesso ci considerano intrusi e a questo punto diventa complicato comunicare le scelte che stanno facendo. Non vorrei parlare della sentenza dell’Aquila – ha aggiunto Pallotta in riferimento alla Cgr – ma il problema di comunicazione qui è stato rilevante e rimango interdetto rispetto all’attacco ai giornalisti che hanno sottovalutato la questione perché di solito ci si accusa proprio del contrario, di esagerare”.
Secondo il presidente, “d’altra parte si tratta di un mestiere a cui chiunque può avere accesso. Dovrebbero cambiare le regole – ha ribadito – perché chi fa informazione deve essere autorevole e credibile, deve essere perfettamente informato; ma c’è bisogno anche della disponibilità della politica a venirci incontro”.
Tra le altre proposte, quelle suggerite dal responsabile vendite Poste italiane perla pubblica amministrazione centrale, Mauro Giammaria: la distribuzione gratuita o a basso costo di un “manuale per le emergenze, un sistema che permetta di ricevere un sms quando attraversiamo una zona pericolosa e le risposte delle ‘smart city’, già nei programmi della Comunità europea”.
Una vera e propria cultura dell’incolumità è invece la proposta dell’assessore Gianfranco Giuliante: “C’è bisogno di una task force che sappia collaborare. In Abruzzo negli ultimi tempi abbiamo assistito a più di una catastrofe ma non è ancora passata una sorta di cultura che metta in primo piano l’elemento l’incolumità – ha attaccato – La cosa più preoccupante è che la legge sul rischio sismico ancora non riesce a entrare in regime”.
A rendere il partecipatissimo incontro ricco di testimonianze e proposte, tra gli altri, anche il presidente dell’Anci Abruzzo, Antonio Centi, che ha auspicato una maggior collaborazione tra giornalismo e politica, il consigliere di amministrazione Rai, Rodolfo De Laurentiis, che ha insistito sull’importanza dei messaggi positivi, il consulente esperto in nuove tecnologie, Ernesto Lombardi, che ha parlato dell’indiscutibile utilità sociale del Web 2.0, e il giornalista Salvatore Santangelo che ha ricordato quanto le norme di comportamento sociale abbiano in alcuni casi sopperito alla mancanza di adeguati regolamenti: problematica seria per la quale, però, si è più volte ribadito nel corso dell’incontro, non ci sono più scuse che tengono.






