L’AQUILA – “Servizio a cinque stelle? Venite  a vedere”.

Risponde così il coordinatore dell’Sge, Roberto Petullà, all’articolo pubblicato da AbruzzoWeb sul trattamento di favore riservato ad alcuni dipendenti con contratto co.co.co. dell’Sge che utilizzano delle stanze situate in una palazzina all’interno della scuola della Guardia di Finanza a Coppito. Una realtà confermata e che, almeno stando a quanto spiega il dirigente del Dipartimento di Protezione civile, perfettamente regolare.

Alloggi che Petullà spera di poter liberare, interamente, a partire dal prossimo giugno, “ma molto dipende dai tempi di riparazione delle abitazioni”.

“Quello che dovevo dire l’ho già detto. Una cosa la posso dire: quando si trasferì qui la popolazione si diceva che non era un posto adeguato, ora leggere che c’è un servizio a cinque stelle fa sorridere. Ho una sola preoccupazione, ed è relativa agli sfollalti, perché di loro mi devo occupare: hanno un disagio rispetto a tanti altri cittadini, che magari sono in altre situazioni alloggiative o sono tornati nelle proprie case. E ieri, quando ho incontrato alcuni di loro, erano un po’ stizziti per aver letto del trattamento di lusso. Riporto il loro pensiero: venite a vedere”.

Le palazzine assegnate all’Sge e dove risiedono alcuni dipendenti in caso di necessità “sono le stesse dove vive la popolazione – dice – Non è il periodo di Bertolaso che aveva il suo appartamento o del G8 dove c’erano signori appartamenti. Sono le stesse stanze che utilizza la popolazione. Da qui a dargli un cinque stelle ne corre”.

Sulle ragioni che hanno portato la Struttura a dotarsi degli alloggi per il personale, Petullà spiega: “Ho dato delle risposte non alla Locomotiva ma ai cittadini che leggendo uno striscione potevano porsi delle domande. Noi abbiamo 8 stanze perché non facciamo gli stessi orari del Comune dell’Aquila, spesso rimaniamo qui fino alle 20.30 e oltre. Abbiamo una stanza per ogni funzione che possa servire per rimane fino a tardi, magari le otto e mezza o le nove di sera, magari da Chieti, Teramo o Pescara. Non c’è nessuno della provincia dell’Aquila. Se uno viene da fuori e per esigenze di servizio ha bisogno di fermarsi non posso dire ‘fermati fino alle 8 e mezza poi riparti e il giorno dopo stai qui alle 7’. Abbiamo un numero minimo di stanze per chi viene da fuori”.

Nessuna anomalia, dunque, per il responsabile Sge che ha voluto rimarcare anche un altro punto, quello relativo alla mensa: “dove mangiano solamente gli sfollati, che per raggiungerla devono fare almeno 300 metri di strada a piedi tutti i giorni, sotto il sole o con il freddo”.

Sui rapporti con la Guardia di Finanza che ospita sfollati e uffici, Petullà ha chiosato: “Contiamo di liberare tutti gli uffici entro il 15 aprile e di trasferirci nell’ex Isef. L’auspicio è di riconsegnare tutte le palazzine entro giugno, ma non dipende solo dall’Sge: se non termineranno i lavori di riparazione delle case degli sfollati non potremo liberare le palazzine” dove, per inciso, sono 126 i posti letto a disposizione inutilizzati mentre ci sono ancora circa un centinaio di persone ancora ospiti negli alberghi e le strutture ricettive.

Il malumore per l’articolo, insomma, è nato soprattutto tra chi da tre anni aspetta di tornare a casa: “perché già stare qui, specie per gli anziani, non è la cosa ottimale. Ricordo quando dalla Campomizzi dovevamo trasferire le persone qui. Allora si parlò di deportazione. Oggi di cinque stelle. Magari la verità sta nel mezzo, come in tutte le cose”.

Raggiunto telefonicamente il commissario per la ricostrruzione, Gianni Chiodi, non si è espresso sulla vicenda perché non ha avuto modo “di leggere l’articolo”.