L’AQUILA – Dopo l’entusiasmo e la commozione dell’anno scorso, hanno concesso il bis gli abitanti e i nati in via Fonte Nuova nel rione Colle, nel pieno centro storico di Paganica, popolosa frazione dell’Aquila.
I paganichesi si sono ritrovati sabato sera in via delle Volpi ai bordi delle macerie là dove quella notte del 6 aprile 2009 grande fu la distruzione delle antiche abitazioni.
Oltre 150 persone per lo più anziane, in un unico banchetto lungo una cinquantina di metri, come a ricordare la vicinanza della porta accanto, dove nelle lunghe sere d’estate si ritrovavano, sulle scalette che davano su quella via.
Tanto è stato il successo dell’iniziativa che i promotori hanno dovuto limitare la partecipazione per esigenze logistiche, in quanto anche molti ex abitanti delle vie adiacenti avrebbero voluto partecipare.
All’ingresso della via in un gonfiabile il saluto agli ospiti, con la scritta “Benvenuti aju Colle de na Vote”, benvenuti al Colle di una volta, quasi a ricalcare il titolo del libro di Raffaele Alloggia “Paganica: ‘U Colle de na vote e ju disastru deju tarramutu”.
Verso la metà della tavolata, di nuovo un grande telo con una scritta di leopardiana memoria “Sempre caro mi fu quest’ermo Colle” dalla nota poesia l’Infinito.
Spazi vuoti, vicoli non più distinguibili, cataste di pietre lavorate che definivano le forme degli archi e delle porte e finestre delle case attendono, chissà quando, la loro ricollocazione.
Tra un ricordo e l’altro, una voce femminile dall’altoparlante annuncia che la cena è pronta e invita tutti a prendere posto, le luci predisposte per la circostanza si accendono e almeno per una serata le ombre delle abitazioni circostanti riprendono forma.
Tra gli invitati alcune famiglie di emigranti nativi del luogo che hanno conciliato la data delle loro ferie, per essere presenti alla cena.
Loro non hanno vissuto quella maledetta notte, così raccontano con un dialetto non più in uso, la loro infanzia vissuta tra quei vicoli e gli occhi si lucidano nei ricordi.
Inizia la cena che alla fine è solo un pretesto per ritrovarsi dopo un anno ancora insieme, anche se, purtroppo più di una persona nel frattempo è passata a miglior vita.
Dall’alto del Colle, le luci disegnano il nuovo perimetro del paese, tra le casette sorte nel post sisma, Map e abitazioni dei progetti C.a.s.e., che hanno divorato una buona fetta di territorio che da secoli ha dato da mangiare agli avi.
A tardi sul telone bianco vengono proiettate immagini di una trentina di anni fa con una grande partecipazione della popolazione, ma ciò che prende oggi è la mancanza di quelle vie, quelle piazze, quegli spazi che prima non ci si rendeva neanche conto di avere.



