L’AQUILA – “Cara redazione, ho letto l’articolo della restituzione delle tasse e che, per molti, la tredicesima e metà stipendio verrà utilizzato per tale scopo: io dico beati loro se posso contare sulla tredicesima e sullo stipendio”.
Comincia così l’amara considerazione di una lettrice, Barbara Pettine, che ha voluto affidare ad AbruzzoWeb la sua disperazione.
“E chi non lavora più e vive con una cassa integrazione ridotta al cinquanta per cento, circa 500 euro, che l’Inps paga quando sta comoda?”, si chiede la lettrice.
“Di noi cittadini rimasti senza lavoro che si arrampicano sugli specchi per arrivare a fine mese che hanno un mutuo di circa 1.000 euro mensili da pagare su una casa ormai ridotta a pietre – prosegue – con le bollette arretrate e nuove che iniziano ad arrivare, con figli da sfamare, da far studiare e vestire?”.
“Noi non abbiamo nessuna entrata extra – dice ancora la Pettine – quello è, se ci piace”.
“Il sindaco dell’Aquila addirittura vuole mettere gli affitti ‘ridotti’, ovvio a chi è proprietario, nel progetto C.a.s.e. e nei Map. Tanto a lui – continua – che gli frega se i soldi li abbiamo oppure no”.
“L’importante – attacca polemicamente – è che gli extracomunitari abbiano una casa bella, senza pagare, figli a scuola senza pagare alcuna retta e con libri gratis”.
“Con la differenza che io vado in giro con una macchina scassata del 2000 – conclude – e loro vanno in giro con macchinoni, tanto loro possono”.
Uno sfogo che fotografa una delle molte situazioni cittadine. Naturalmente, in tutto ciò, gli extracomunitari non c’entrano nulla, su di loro si dicono molte inesattezze e, come è giusto che sia, vengono trattati dalle istituzioni con gli stessi diritti e gli stessi doveri che spettano a tutti i cittadini, siano essi stranieri in regola o italiani.
La lettrice, al netto delle esagerazioni di cui sopra, però, sottolinea un problema importante: si fa un gran parlare di restituzione delle tasse e si reclama, legittimamente, un pari trattamento rispetto ai terremotati di Umbria e Marche, che hanno avuto uno “sconto” del 60 per cento sui contributi da pagare, ma troppo spesso ci si dimentica degli ultimi tra gli ultimi, cioè di quegli aquilani cui il sisma non ha tolto solo gli affetti o la casa, magari realizzata con anni di sacrifici, ma anche il lavoro.
Persone che, come la signora Pettine, vivono con 500 euro al mese o, peggio ancora, che si ritrovano senza nulla.
L’Aquila, anche se molti non se ne sono accorti, sta diventando terra di nuove povertà, come dimostrano, per esempio, gli studi di organismi che si occupano di queste cose, vedi la Caritas.
Gente che ripone l’ultima speranza nel grido di disperazione affidato ai mezzi di informazione: è per questo che AbruzzoWeb, nonostante alcuni toni forti e non condivisibili nel merito, ha deciso di pubblicare la lettera di Barbara Pettine, per dar voce al popolo sotterraneo di chi è costretto a pagare la crisi, nazionale e cittadina, in silenzio. (red)



