L’AQUILA – Il filo che unisce fogli di carta freschi di stampa e poi la colla, versata sapientemente ad assemblare il tutto a una copertina rigida, magari colorata, con sopra nomi di laureandi e titoli di tesi.
Sono mani abili, che hanno “il mestiere” nel dna, tanto da andare quasi in automatico. Sono quelle di Anna Marcucci, titolare dal 1999 della legatoria “San Bernardino”, specializzata in rilegatura tesi.
Allegra ed energica, ottimista di base, coraggiosa, Anna ha riaperto la sua attività da 3 mesi, con l’agibilità parziale e in una zona del centro storico dove attorno non c’è nulla e nessuno, solo cantieri. Il bar più vicino è a 300 metri, la sera quando fa buio c’è un po’ timore ad arrivare fino alla macchina, per tornare a casa. La “nuova”, di casa, perché quella “vecchia”, che si trovava proprio sopra al negozio, l’ha distrutta il terremoto.
Ma Anna è positiva: “ci abbiamo voluto provare a riaprire, ci stiamo provando. Male che va, chiudiamo di nuovo!”.
In realtà di legatoria “San Bernardino” ne esistono due: oltre a quella “terremotata” e piccola (20 metri quadrati), c’è quella in via Giovanni Di Vincenzo, nella periferia Ovest, dove l’attività è stata ricollocata dopo il sisma.
Una scelta dettata dalla vicinanza alla facoltà universitaria che da novembre, però, si è trasferita in centro, nel polo di Scienze umane nei pressi dell’ex ospedale San Salvatore.
Ma Anna non si è persa d’animo. “A quel punto ho pensato di dover andare incontro agli studenti, in fondo dalla zona della Fontana luminosa a San Bernardino non c’è molta strada da fare…spero che gli studenti vengano da me per fotocopie e tesi”.
Quindi la decisione di riaprire. Le cose però non vanno benissimo, “ci sono alti e bassi”. L’unica alternativa è cercare un locale più vicino alla nuova facoltà, ma “i prezzi sono altissimi e di agibile non c’è quasi nulla!”.
La legatoria del centro è gestita dalla figlia di Anna. Paradossalmente, in una zona deserta, tra palazzi puntellati e vuoti, il problema può essere il parcheggio. “Mia figlia cerca di mettere la macchina il più vicino possibile al negozio, così che la sera quando esce è vicina. Ci sono però i cantieri aperti e i vigili spesso fanno storie, chiedendole di spostare l’auto. Mi sembra che invece di aiutare, si cerchi di ostacolare chi sta provando a ricominciare”.
In via San Bernardino, fino a quel 6 aprile di quattro anni fa, erano tante le attività commerciali presenti: un negozio di informatica, una gioielleria, una videoteca, una cartoleria, e tanti altri piccoli negozi. Ci si conosceva tutti, ci si vedeva ogni giorno.
Anna, però, non cede mai alla nostalgia, ed è pragmatica anche se le si chiede cosa le manca di più: “Il fatto che prima mi spostavo a piedi, c’era tutto in centro, si faceva la spesa in piazza Duomo e ogni vosa era a portata di mano. Ora bisogna prendere sempre l’auto e per spostarsi da una parte all’altra ci si impiega un sacco di tempo”.



