L’AQUILA – “Un flashback pauroso di quello successo tre anni e mezzo fa”.
La psicologa Valeria Ciciotti parla della scossa di terremoto di magnitudo 3.6 che questa notte ha turbato il sonno degli aquilani.
Anche l’orario, le 2.52, spaventosamente vicino alle tragiche 3.32 del 6 aprile 2009, ha fatto tornare alla mente quel giorno. E tutte le paure sono venute a galla.
“Le persone reagiscono in maniera differente – spiega la dottoressa Ciciotti – In alcuni casi la paura torna in maniera molto forte magari perché non è stato elaborato in maniera corretta il trauma passato. Altre persone invece sono più ‘resilienti’: in loro è maggiore la capacità di resistere e reagire a determinati eventi. Inoltre, molto dipende anche dal supporto che le persone hanno attorno a loro”.
Ci sono anche casi di persone che non hanno percepito la scossa nell’immediato e si sono svegliati questa mattina pensando di averlo solo sognato.
“È una forma di negazione dell’evento – prosegue la psicologa – Alcune persone, quando vivono un qualcosa di spaventoso, si ‘difendono’ facendo finta che non sia accaduto. Negandolo, appunto, a se stessi”.
Un atteggiamento sempre più diffuso e quasi automatico, tra gli aquilani soprattutto più giovani e avvezzi all’uso di Internet, è quello di riversarsi sui social network appena avvertita la scossa, per condividere in qualche modo la paura.
“Si tratta di una forma di sfogo – conclude la dottoressa Ciciotti – su un mezzo che serve proprio per creare un contatto, seppur fittizio, tra le persone. Si avverte il terremoto, sale la paura e cresce il bisogno di vicinanza e condivisione con le altre persone. E il social network dà la percezione di stare vicino agli altri, seppure ‘virtualmente’”. Elisa Marulli



