L’AQUILA – La fiaccolata del settimo anniversario del terremoto dell’Aquila è finita da pochi minuti con i 309 rintocchi, uno per ogni vittima; c’è la messa in corso, ma il grosso degli aquilani si sta già disperdendo.
Lontano da piazza Duomo, un gruppetto di persone sta in silenzio commosso in una zona senza rumori: davanti all’ingresso transennato del Convitto nazionale, cinque lumini accesi e tre cartelli, “In ricordo di un ragazzo speciale”.
Sono i familiari di Luigi Cellini, quindicenne di Trasacco che nel 2009 perse la vita tra le macerie con altri due minori di nazionalità ceca, Ondreiy Nouzovsky e Marta Zelena.
La commozione e il ricordo nel volto della madre, Lucia Catarinacci, che però tradisce anche delusione e un po’ di rabbia.
“Negli anni scorsi questa via era transennata o aperta parzialmente, ora vedo che è del tutto transitabile”, spiega indicando corso Umberto, “allora mi chiedo come mai non può passare qui la fiaccolata della memoria? Ci sono state fermate intermedie come via D’Annunzio, ma anche le morti al Convitto sono importanti, c’è stato anche un processo”, concluso con la condanna definitiva dell’ex preside, Livio Bearzi, rimasto a lungo in carcere, e del dirigente provinciale Vincenzo Mazzotta.
“Con queste mie parole – precisa la donna – non voglio certo fare polemica con gli altri familiari delle vittime e fare paragoni, però qui siamo soli e i lumini ce li siamo dovuti portare da soli”.
L’appello è stato lanciato a un uomo che ha vissuto un dolore grande come quello di Lucia, l’avvocato Maurizio Cora, che è tra gli organizzatori: per il 2017 si troverà una soluzione.
Con Lucia ci sono l’altra figlia, la diciottenne Giulia, l’ex convittore Luigi Cardarelli, amico dell’altro Luigi così come Danilo, e i loro genitori.
“Questo è un edificio importante”, ripete la signora Lucia, molto rammaricata quando viene a sapere che a ben 7 anni di distanza dal sisma si è sbloccata solo da pochi mesi, dopo un lunghissimo contenzioso legale, la progettazione della ricostruzione del “quarto cantone”, e i lavori partiranno forse tra 3 anni.
Non erano presenti, ma hanno visitato la città nei mesi scorsi i genitori delle altre due vittime della Repubblica Ceca, che hanno stretto amicizia con la prof di musica Elena Chiodi, che li cercò nei mesi dopo il sisma per offrire una mano alla famiglia dei compagni di scuola di suo figlio e con il tempo ha sviluppato un rapporto molto stretto.
“I genitori di Marta sono venuti prima di Natale, anche l’anziana nonna ha voluto muoversi per vedere questi luoghi – svela la docente -. Con la famiglia di Ondreiy ci siamo visti anche a novembre a Praga, si tratta di persone veramente eccezionali”.



