L’AQUILA – Alla fine saranno 6 i Comuni abruzzesi inseriti tra la quarantina del “cratere” del terremoto del 24 agosto che ha devastato il Centro Italia.

Lo apprende AbruzzoWeb esaminando in anteprima la bozza più aggiornata del decreto ad hoc che verrà varato dal governo Renzi entro martedì prossimo.

Qualche novità che non farà piacere alle popolazioni abruzzesi, sfiorate ma comunque coinvolte nella tragedia, nella lista delle amministrazioni inserite: rispetto al primo elenco di Comuni con stato d’emergenza e tasse sospese, infatti, ne entrano altri due ma ne esce uno, quello di Capitignano (L’Aquila).

Ci saranno, perciò, Montereale e Campotosto in provincia dell’Aquila e Valle Castellana, Rocca Santa Maria, Crognaleto e Montorio al Vomano in provincia di Teramo, con gli ultimi due che sono le new entry.

Il testo è ancora bozza e le lamentele già fioccano: a Capitignano sarà polemica di sicuro per l’esclusione dopo i danni subìti, ma non mancheranno scontenti anche tra chi non è stato preso in considerazione: a Torricella Sicura (Teramo), giusto per fare un primo esempio, ci si chiede come non possa essere stato inserito quel centro, dove ci sono stati ingenti lesioni.

Il decreto non risolve ancora il caso dei Comuni “figli di due crateri”, quello del 2009 e ora questo del 2016: a Montereale e Campotosto ora si aggiunge anche Montorio, questi tre enti locali dovranno gestire la ricostruzione di allora e di oggi con un doppio regime e regole differenti, un bel caos.

Il commissario Vasco Errani, si legge, stabilirà solo in futuro “modalità e termini per il riconoscimento del contributo aggiuntivo e le procedure operative per la sua assegnazione ed erogazione”.

Venendo al testo del decreto, comunque ancora in bozza, è già stato vagliato in prima istanza dai tecnici che hanno tirato fuori alcune criticità e dubbi.

In primis, si fa riferimento a una perimetrazione delle aree colpite che ancora non è stata tirata fuori e dovrà essere normata con un altro provvedimento.

Inoltre, si parla di quattro uffici speciali, uno per Regione coinvolta (Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo)  più un ufficio centrale.

Questa entità, erede della Direzione di comando e controllo (Dicomac) si occuperà anche pianificazione del territorio, con una procedura che sembrerebbe simile a quella dei discussi e in alcuni casi contestati, ma in fondo funzionanti, piani di ricostruzione abruzzesi che, però, nel testo non vengono mai citati.

Nel passaggio dove si parla del contributo diretto con finanziamento agevolato o sconto sulle tasse, si indica la copertura del 100% di prime e seconde case nel “cratere”, mentre in quelle fuori “non supera il 50%”, un’espressione ritenuta poco precisa.

Ancora, viene prevista la possibilità del subappalto tra privati ma quella parte sembra proprio il caso di normarla meglio, viste le beghe nell’Aquilano con piccole ditte non pagate da grandi imprese che hanno autocertificato il falso per aggirare la legge e incassare comunque i quattrini degli stati di avanzamento dei lavori (Sal), malcostume facilitato da una norma troppo molle che ha dato il via anche a inchieste giudiziarie.

A proposito di imprese, si dice che verranno individuate con il criterio della “migliore offerta”, ma non si capisce bene che cosa voglia significare.

Manca un articolo che preveda un rapporto continuo tra le istituzioni e gli ordini professionali dei tecnici, ingegneri, architetti e geometri, così come viene valutata nebulosa l’ipotesi di una classifica degli studi professionali da cui pescare.

Infine, si fissa la percentuale di un 10% omnicomprensivo sul contributo per le spese tecniche, all’Aquil invece funziona ancora bene il pagamento di una tariffa piena ma scontata del 30% come da accordo datato ma ancora in vigore con la Protezione civile.