L’AQUILA – Le macerie lasciate dal sisma del 2009 non sono solo macerie materiali, ma soprattutto emotive e psicologiche.

Il 30% del totale della popolazione aquilana è infatti affetta da disturbi post traumatici da stress, con un’incidenza della depressione sui soggetti adulti che di aggira intorno all’ 8 -10 %.

A risentirne maggiormente, in termini di qualità della vita e di rapporti sociali, sono le donne tra i 30 e i 50 anni e gli anziani, che risultano essere i soggetti più vulnerabili.

Sono i dati derivati dallo studio dell’Università dell’Aquila e della Asl realizzato in collaborazione con un gruppo di esperti giapponesi.

Coordinato dal docente universitario Marco Valenti, il lavoro è stato presentato oggi al polo didattico di Coppito e sarà illustrato nelle prossime settimane con una serie di conferenze del dipartimento di Scienze cliniche applicate e biotecnologiche, diretto dal prof. Edoardo Alesse.

“I risultati si basano sulla funzione di alcune variabili fondamentali – spiega Valenti – come lo stato abitativo, cioè se si vive nella propria residenza abituale o in una di fortuna, lo stato lavorativo, stabile o precario, e lo stato di convivenza in casa, cioè se si abita da soli o con altri membri del nucleo familiare. Sulla base di queste variabili costruiamo i profili a maggior rischio che sono nello specifico le persone anziane e le donne tra i 30 e i 50 anni”.

I SOCIAL NETWORK: W FACEBOOK

Uno studio collaterale, poi, è quello fatto sull’influenza dei social network, un lavoro che “non ha precedenti a livello internazionale” come specifica Valenti.

“Un dato importante – prosegue – è quello che si riferisce ai fruitori di Facebook: oltre ai giovani, infatti, sono moltissimi gli aquilani tra i 30 e i 50 anni che utilizzano la piattaforma.  Per quanto riguarda queste fasce di età, si registrano molti più utenti dal capoluogo abruzzese, rispetto alla media nazionale”.

“Abbiamo stabilito che Facebook è un’ottima soluzione al rischio di isolamento sociale per i soggetti che vivono in un contesto terremotato come quello aquilano – aggiunge Valenti – perché crea una piazza virtuale nella quale si possono ricucire le relazioni perse. Gli utenti di Facebook hanno minor rischio di poter contrarre disturbi nel post-sisma, in termini di salute mentale e di qualità della vita rispetto ai non utilizzatori”.

“Il lavoro si è incentrato su Facebook, più che su Twitter perché il primo è un social che permette una maggiore interazione tra le persone, anche con l’uso di chat e condivisioni di link”, specifica Valenti.

PSICOFARMACI

Altra problematica, non di poco conto, è quella legata all’utilizzo dei farmaci che agiscono sul sistema nervoso centrale, che all’Aquila è raddoppiato nell’anno successivo al terremoto.

“I dati non vengono tanto dagli specialisti, quanto soprattutto dalle prescrizioni fatte dai medici di base – conclude Valenti – ai quali si sono rivolti in molti per avere un aiuto concreto”.

In prima linea nello studio anche il direttore del dipartimento di Salute mentale della Asl, Vittorio Sconci e Hiroshi Kato, coordinatore del gruppo giapponese, che si è occupato di disturbi post-traumatici da stress dopo il terremoto del 1997 che distrusse la città di Kobe.