L’AQUILA – Ieri una piccola delegazione di Forza Italia Giovani, accompagnata dal consigliere Roberto Tinari, ex assessore provinciale all’urbanistica, ha fatto una “passeggiata” per alcune scuole per rendersi conto delle disponibilità, venendo a conoscenza di come le aule utilizzabili siano molte di più di quelle dichiarate: molte sono le sale riunioni, i laboratori inutilizzati e superflui, le stanze recuperabili ad aule e quelle non più in uso a causa della riduzione della popolazione scolastica, che il Comune potrebbe esigere per far fronte a situazioni di emergenza.

Lo afferma Carlo Ferdinando De Nardis, coordinatore cittadino dei Giovani di Forza Italia dell’Aquila, per il quale “l’immobilismo della ricostruzione pubblica continua a fare le sue vittime: i giovani aquilani, gli studenti. Insomma: il futuro della città”.

“Si è riaperta la vicenda del Convitto Cotugno – dice – i cui studenti, come già avvenuto per un mese, rischiano di dover andare a fare i turni pomeridiani scontando l’incapacità politica dell’amministrazione. Sta di fatto che, ad oggi, la detta amministrazione ancora non è riuscita a fare un vero inventario delle aule effettivamente disponibili negli altri edifici scolastici sicuri, e in particolare nei Muso di sua proprietà”.

Per De Nardis, “questa emergenza, o almeno questo allarme nella sicurezza delle scuole, è dovuto primieramente al fatto che non una scuola è stata ricostruita! Dal 2011 la Provincia ha pronti i progetti per l’Ipsiasar e l’Itas, e il Comune, necessario interlocutore, ha sempre fatto resistenza passiva. Sulle scuole elementari e medie, di proprietà comunale, nulla si vede se non i vecchi edifici abbandonati. Anche il Conservatorio, cui anni fa fu promessa dal Comune una sede in tempi brevi, è ancora, e lo sarà per anni, nel suo Musp con più di quaranta aule”.

“Se si fossero ricostruite a tempo debito le scuole, con i progetti del dopo terremoto, mirati alla più alta sicurezza – aggiunge De Nardis – ora non ci sarebbe carenza di spazi e non si porrebbe il problema di migliaia di ragazzi sballottati come pacchi”.

“Comunque, se si chiarisse il problema degli spazi, si potrebbe allora riflettere con lucidità, e senza slogan politici né patemi, sul destino di tutti gli edifici scolastici che, pur scevri dai danni del terremoto, hanno un basso indice di resistenza sismica, come il Cotugno e come altre scuole tuttora in uso”.

“Si potrebbe soprattutto garantire a una generazione di ragazzi una crescita e una formazione serena, che L’Aquila, che si vanta di essere ‘città della conoscenza’, deve garantire”, conclude De Nardis nella nota.