L’AQUILA – La “Robert F. Kennedy Foundation of Europe“, in prima linea per il rispetto e la salvaguardia dei diritti umani, esprime, in una nota, “la propria vicinanza ai tanti aquilani che hanno manifestato per ottenere misure fiscali realmente adeguate alla condizioni in cui tristemente versano”.

“Sono certo che L’Aquila sarà ricostruita, che il suo splendore tornerà, e la sua gente servirà d’esempio per tutti noi su come si puo’ rinascere dalla tragedia e ricominciare daccapo. Terremo questo posto e la sua gente nelle nostre preghiere e nei nostri pensieri nei mesi e negli anni a venire”.

Con queste parole, un anno fa – ricorda la Fondazione Kennedy – Barack Obama salutava i cittadini dell’Aquila al termine del G8 tenutosi nel capoluogo abruzzese. A luglio 2010, L’Aquila è una città – cantiere privata dei suoi abitanti: 31.860 aquilani non hanno ancora una casa, vivono in una situazione precaria, non riescono a pensare al futuro.

I dati sulla disoccupazione sono ancora più allarmanti: 16.000 persone hanno perso o stanno perdendo il lavoro, devono sacrificare la propria quotidianità  e mantenere una famiglia diventa sempre piu’ difficile. In queste condizioni – rileva la Fondazione – non si possono imporre ai cittadini aquilani ulteriori sacrifici, che ignorano le enormi difficoltà attraversate dalle famiglie, ‘soffocate’ dalla necessità di ripartire, ma senza i mezzi sufficienti per farlo.

La manifestazione di ieri a Roma ha mostrato a tutta l’Italia l’esasperazione di una popolazione che, dopo essere stata umiliata dalla devastante tragedia del terremoto, si sente vessata dalle scelte governative”.

La Fondazione Kennedy esprime pertanto “piena solidarietà ai cittadini dell’Aquila, cercando di interpretarne il disagio e il malessere. Disagio affrontato dalle forze dell’ordine con misure apparse sproporzionate rispetto alla reale entità delle proteste”.

“Colpiscono infatti le immagini di Massimo Cialente, costretto a impugnare la fascia da sindaco per evitare di essere coinvolto negli scontri. E’ auspicabile che, dopo la triste giornata di ieri, la questione di L’Aquila venga affrontata con maggior senso di responsabilità da parte di tutti”.

“La libertà di manifestare il proprio dissenso è un punto nevralgico della democrazia, come ricorda Vaclav Havel, uno dei principali difensori dei diritti umani con cui la Fondazione Kennedy collabora in tutto il mondo. Le manifestazioni sono tappe fondamentali della costante ricerca di quel dialogo tra cittadini e istituzioni che sembra essersi smarrito, ma e’ l’unico punto di partenza possibile per aiutare L’Aquila a rinascere”.