BOLOGNA – Stato di emergenza fino al 31 maggio 2013 e 2,5 miliardi di euro in tre anni per le zone colpite dal terremoto dell’Emilia-Romagna.
È quanto prevede il decreto legge approvato il 6 giugno scorso ed entrato in vigore dopo due giorni.
Nel testo sono contenute le modalità per la ricostruzione e riparazione delle abitazioni private e di immobili a uso non abitativo, contributi a favore delle imprese e disposizioni di semplificazione dei procedimenti amministrativi.
Il provvedimento prevede la nomina dei presidenti delle Regioni Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto a commissari, con l’incarico di coordinare le attività per la ricostruzione. I presidenti potranno avvalersi per gli interventi dei sindaci dei Comuni e dei presidenti delle Province interessate.
Il ministero dell’Economia e delle finanze ha istituito un fondo per la ricostruzione delle aree terremotate che prevede 2,5 miliardi: 500 milioni arrivano dall’aumento dell’aliquota dell’accisa sui carburanti (2 centesimi al litro), un miliardo di euro per ciascuno degli anni 2013 e 2014 dalla riduzione delle voci di spesa nell’amministrazione pubblica, tra cui il taglio dei finanziamenti ai partiti.
Inoltre, il fondo sarà alimentato con eventuali risorse dell’Unione europea destinate alle calamità naturali, come accadde nel caso del sisma dell’Aquila, quando fu stanziato poco meno di mezzo miliardo di euro.
Spetta ai presidenti stabilire priorità, modalità e percentuali entro le quali possono essere concessi contributi nel limite delle risorse.
E intanto l’Anci lancia l’iniziativa rivolta a tutti i sindaci “adotta un Comune teremotato” per sostenere iniziative e parte di progetti in favore dei territori colpiti dal sisma.
È previsto, inoltre, un ulteriore rafforzamento, con l’arrivo di un contingente di 300 unità, dei vigili del fuoco, che saranno destinate all’accelerazione delle fasi di verifica sulle diverse tipologie di edifici, anche finalizzate alla rapida conclusione della fase di messa in sicurezza preventiva degli stessi, attivazione, da parte del dipartimento nazionale della Protezione civile, in collaborazione con le università, gli ordini professionali e i Comuni, del maggior numero possibile di tecnici professionisti nelle zone colpite dal sisma per accelerare ulteriormente le verifiche di agibilità delle strutture.
Sarà attivato un contingente militare per aumentare il presidio, ai fini della pubblica sicurezza, in particolare nelle zone rosse dei centri abitati colpiti, come richiesto dai sindaci.
Per la rimozione e lo smaltimento delle macerie si utilizzerà il “modello L’Aquila”, arrivato solo dopo due anni di distanza dal terremoto del 2009.
Il decreto, inoltre, prevede la deroga al patto di stabilità interno per gli enti coinvolti, e misure per il sostegno al reddito dei lavoratori, per la promozione turistica, per il rilancio del settore agricolo e agroindustriale, quindi differimenti, sospensioni e proroghe di termini in materia di autorizzazioni e, infine, sospensioni dei termini amministrativi e dei contributi previdenziali e assistenziali.



