SPOLTORE – ”Quando ci fu il terremoto a San Giuliano di Puglia ero lì per lavoro e rimasi addolorato dalla triste realtà che avevo davanti ai miei occhi: in seguito a quella terribile scossa erano morti dei bambini che, in quel momento, erano a scuola, e sentivo le urla di quanti erano rimasti sotto le macerie che chiamavano la mamma”.
Così Andrea Urbano, imprenditore di Spoltore (Pescara), ricorda il 31 ottobre 2002 con rammarico, spiegando che da lì ha preso lo spunto per la sua idea, un banco antisismico da inserire nelle scuole capace, dice, di resistere alla caduta di tre piani e con un kit di sopravvivenza al suo interno.
In quel triste giorno, un terremoto di 8° grado della scala Mercalli, fece tremare il Molise e a pagare con la vita furono i 27 bambini della scuola ‘Francesco Jovine’, oltre alla loro maestra.
”In quel momento – racconta – ho capito che bisognava far qualcosa perché situazioni come quella non si verificassero più: ho provato tanto dolore nel non poter far nulla sul posto e ho iniziato a studiare incessantemente. Nella mia mente si susseguivano idee che dovevo necessariamente realizzare, quasi per rendermi utile, forse in ritardo, visto che per quei bambini non c’era più nulla da fare”.
La vita di Urbano in quel giorno è cambiata: occhio sempre attento ai fenomeni sismici in continuo aumento, e la mente sempre impegnata a caccia di idee da trasformare in qualcosa di concreto per aiutare a ridurre il numero delle vittime che si contano in seguito a questi fenomeni, come il banco antisismico perfezionato dopo il terremoto all’Aquila del 6 aprile 2009.
Quando nasce l’idea da lei brevettata?
Proprio il 31 ottobre 2002. Quello che dapprima era solo un’idea impressa su carta poi l’ho trasformata in una realtà e ho inventato il banco antisismico, una cella che resiste a tre solai, e che contiene all’interno un kit di sopravvivenza. Ho sperimentato la mia idea a casa, con pochi attrezzi modellando addirittura il pongo dei miei figli e facendomi consigliare anche da amici ingegneri e vigili del fuoco per la realizzazione.
Dopo San Giuliano c’è stato il terremoto dell’Aquila, che cosa ha pensato in quel momento?
Avevo nella mente ancora quelle drammatiche scene in Molise, mi venivano in mente ancora quelle urla di dolore e non ho potuto fare a meno di prendere la macchina e raggiungere il capoluogo il mattino dopo il terremoto, ed è li che ho perfezionato la mia idea. Mi trovo a chiedere ad autorità ed enti di valutarla perché potrebbe sembrare solo un tavolino, ma in realtà è stato studiato in ogni suo particolare, può davvero salvare vite. Umanamente parlando m’interessa solo contribuire a cambiare le cose ed evitare stragi, cosa che non sono riuscito a fare finora visto che sono stato spettatore di scenari di guerra, come tanti.
Può raccontare meglio il suo progetto?
Innanzitutto cercavo di realizzare non un tavolo, bensì un cella di sicurezza in ferro che potesse sostenere il peso di un solaio che crolla. Un amico vigile del fuoco che aveva ben vissuto la tragedia di San Giuliano mi diede consigli sulla realizzazione: mi disse di non chiudere completamente la struttura che avevo realizzato ma di lasciarla in parte aperta. Abbiamo fatto un collaudo con 300 quintali, successivamente ho depositato il brevetto nel 2010 presso la Camera di Commercio di Chieti.
Come funziona questo banco?
L’alunno si siede nella sua postazione, davanti al tavolo, in fondo c’è una maniglia che in caso di sisma egli dovrà prendere e tirare verso di sé accovacciandosi a terra, in questo modo la superficie della scrivania raddoppia proteggendo lo studente dall’alto. In basso invece c’è un materiale resistente: in questo modo il ragazzo sarà all’interno di una cella di sicurezza. Nel kit di sicurezza ci sono invece accessori come la mascherina antipolvere per esempio, indispensabile per evitare il soffocamento.




