L’AQUILA – La Cassazione ha assolto Diego De Angelis, l’unico imputato per il crollo della palazzina in via Francesco Rossi dove morirono 17 persone e furono ferite tante altre. Tra le vittime molti studenti universitari fuori sede.

De Angelis era imputato nella sua triplice posizione di ingegnere, direttore dei lavori di rifacimento del tetto di copertura ed amministratore del condominio. E De Angelis, proprio in quello stabile ha perso la figlia Jenny, scomparsa tra le macerie all’età di 26 anni.

A parziale riforma della sentenza di primo grado (3 anni di carcere) emessa dal giudice del tribunale dell’Aquila, Giuseppe Romano Gargarella il 18 ottobre 2012, il 10 febbraio 2015 i giudici d’Appello avevano condannato De Angelis a 1 anno e 11 mesi di reclusione per i reati di disastro colposo, crollo di edificio, omicidio colposo plurimo e lesioni colpose plurime.

Il sostituto procuratore generale della Corte di Cassazione Aldo Policastro nell’udienza decisiva di oggi ha chiesto la conferma della sentenza d’Appello.

Il dibattimento nel “Palazzaccio” di piazza Cavour, si è è concluso intorno alle 14, dopo di che i giudici si sono riuniti in camera di Consiglio. In serata è arrivata la sentenza di assoluzione del collegio presieduto da Claudio D’Isa con Andrea Montagni come relatore, quest’ultimo già parte del collegio che ha sentenziato sul processo alla commissione Grandi rischi.

Nel corso dell’udienza di oggi, il legale di De Angelis, Franco Coppi,  ha chiesto l’annullamento della sentenza e l’assoluzione per il suo assistito.

Coppi ha contestato, inoltre, una presunta discrepanza tra le risultanze tecniche della perizia svolta in primo grado da Ezio Giuriani ed Enzo Siviero, entrambi docenti presso la facoltà di Architettura di Venezia, e le argomentazioni del giudice Grieco.

Sempre in primo grado altri 2 imputati erano stati assolti con formula piena, assoluzioni sulle quali non c’era stato appello.

Quella per De Angelis era stata una sentenza storica, la prima in assoluto tra gli oltre 200 filoni di indagine della maxi inchiesta aperta subito dopo la tragedia dell’Aquila dall’allora procuratore della Repubblica Alfredo Rossini, scomparso circa un mese prima della condanna, e condotta dal sostituto Fabio Picuti.

Di questi filoni, 19 erano approdati alla fase dibattimentale e il processo per via Generale Rossi era stato il primo a cominciare, alla fine del marzo 2011.

Tra i legali di parte civile presenti in aula, Wania Della Vigna e Guido De Luca che assistono una studentessa sopravvissuta.