L’AQUILA – “I tecnici hanno colpevolmente e reiteratamente ignorato tutte le prescrizioni”.

Lo scrive il giudice Giuseppe Grieco nelle circa cento pagine delle motivazioni della sentenza per il processo sul crollo della casa dello Studente, uno dei simboli più drammatici del terremoto del 6 Aprile 2009. In quel crollo, infatti morirono otto giovani.

Il riferimento del giudice è a tre dei quattro condannati, Bernardino Pace, Pietro Centofanti, Tancredi Rossicone, i tecnici che gestirono la ricostruzione che il 16 febbraio scorso si sono visti comminare una pena di 4 anni di reclusione.

A proposito del tecnico dell’Azienda, Pietro Sebastiani, per il diritto allo studio universitario dell’Aquila condannati a due anni e mezzo, il giudice sottolinea che lo stesso “non ha provveduto a fare il collaudo statico dell’immobile”.

I quattro sono stati condannati per omicidio colposo, disastro colposo e lesioni colpose.

“PERIZIA TECNICA APPROPRIATA SUL CROLLO”

“La scelta processuale di procedere alla perizia tecnica è risultata quanto mai appropriata, finendo per fornire al giudice un contributo determinante nella decisione del processo e, prima ancora, nel disvelamento della cause di natura tecnica che hanno portato al crollo dell’edificio”.

Così il giudice per l’udienza preliminare del tribunale dell’Aquila Giuseppe Grieco promuove la nomina della professoressa Gabriella Mulas del dipartimento di Ingegneria strutturale del Politecnico di Milano, il ‘super’ perito del processo per il crollo della Casa dello studente, dove morirono 8 ragazzi, con una maxi relazione da 1.300 pagine complessive che, da 11 indagati originari, ha portato a ottenere 4 condanne, 4 assoluzioni e 2 non luogo a procedere.

Il giudice parla del perito nelle motivazioni della sentenza di condanna emessa il 16 febbraio scorso, depositate oggi.

Nel suo lavoro la Mulas ha ripercorso la storia dell’edificio costruito nel 1965, evidenziandone i difetti originali di realizzazione, “bastava aprire la prima pagina della relazione del progettista per capire il rischio di danni strutturali”, disse in aula.

Ma ha anche poi sottolineato i vari errori commessi nelle fasi di restauro, “soldi gettati nella spazzatura”, la valutazione sempre in dibattimento.

L’edificio era nato negli anni sessanta come palazzina di appartamenti in aggiunta a un deposito di farmaci. Nel 1979 divenne un palazzo utilizzabile per l’Università con servizi alberghieri per gli studenti più meritevoli attraverso l’Opera universitaria.

Successivamente il palazzo privato divenne pubblico e cambiò la destinazione d’uso ad albergo per studenti. Nel 1982, abrogate le Opere universitarie, tutto il patrimonio diventò di competenza della Regione Abruzzo che lo ha gestito attraverso l’Azienda per il diritto agli studi universitari (Adsu).