L’AQUILA – Tre rinvii a giudizio per gli scontri che ci furono a Roma nel corteo di aquilani del 7 Luglio 2010, quando 5 mila cittadini invasero la “zona rossa” della Capitale per chiedere detassazione, sostegno all’economia terremotata e ricostruzione.
Il giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Roma Flavia Costantini ha disposto il processo con le accuse a vario titolo di resistenza a pubblico ufficiale pluriaggravata perché in concorso e violazione delle leggi sulla pubblica sicurezza.
Il prossimo 4 ottobre in aula siederanno un aquilano, Francesco Camizzi, 25 anni, e due romani, un uomo, C.G., e una donna, C.G.
In particolare, al ragazzo aquilano e a quello romano viene contestata la resistenza a poliziotti, carabinieri e finanzieri che erano schierati all’inizio di via del Corso; sono accusati di aver spintonato e pressato per forzare il blocco e spostare indebitamente la manifestazione da piazza Santi Apostoli, dov’era stata autorizzata, fino a Montecitorio e a palazzo Chigi.
Contestata anche l’aggravante di essere stati in più di dieci e aver lanciato corpi contundenti, in particolare è stata considerata come tale l’asta di una bandiera.
Il ragazzo romano, assieme alla ragazza, è poi accusato di essersi messo alla testa di un corteo non autorizzato da piazza Montecitorio fino a via Ulpiano, sede della Protezione civile, dov’è stato anche bloccato il traffico, violando l’articolo 18 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (Tulps).
Nel corso della manifestazione ci furono momenti di tensione tra forze dell’ordine e manifestanti che coinvolsero anche esponenti istituzionali come il sindaco Massimo Cialente e in qualche caso sfociarono in veri e propri scontri.
Nei giorni successivi i comitati cittadini che avevano organizzato la manifestazione tennero anche una conferenza stampa alla Camera dei deputati per chiarire com’erano andate le cose, assicurando che non c’erano state provocazioni da parte di infiltrati esterni.
Il comitato 3e32 ha annunciato un ritorno a Roma “in massa” per il giorno della prima udienza, il 4 ottobre; uno dei legali degli imputati, Gregorio Equizi, ha svelato invece che i sindaci del ‘cratere’ che erano al corteo saranno chiamati come testimoni della difesa.
Oltre che da Equizi, gli imputati sono assistiti dagli avvocati Marco Maria Monaco e Marco Lucentini del Foro di Roma.
La coalizione civica Appello per L’Aquila ha annunciato che presenterà una mozione in Consiglio comunale affinché l’assemblea civica sia solidale con gli imputati e si assuma l’onere delle spese legali.
Solidarietà agli imputati è arrivata dal sindaco Cialente e dal parlamentare del Partito democratico Giovanni Lolli, entrambi hanno usato la stessa espressione, “Io c’ero”, ricordando che gli aquilani non furono protagonisti di violenze. Alberto Orsini
3E32: ”IL 4 TORNEREMO IN MASSA A ROMA”
“Evidentemente – si legge nel sito web del comitato 3e32 – la giornata del 7 luglio, in cui un’intera comunità è scesa in piazza con rabbia e dignità per chiedere solo il rispetto dei propri diritti, non è finita. Tre ragazzi rischiamo per quel giorno pene da 3 a 15 anni”.
“Per questo – annuncia il comitato – il 4 ottobre torneremo per le vie di Roma in massa perché siamo tutti e tutte responsabili di quanto successo quel giorno e porteremo la nostra solidarietà a chi ingiustamente viene processato”.
L’AVVOCATO: ”TUTTI I SINDACI COME TESTIMONI”
“A questo punto nel dibattimento porteremo tutti i sindaci del cratere presenti quel giorno a Roma, Cialente in primis” ha detto uno degli avvocati che difende gli imputati, Gregorio Equizi.
LOLLI: ”IO C’ERO, NON CI FURONO VIOLENZE”
A diffondere la notizia del rinvio a giudizio è stato il parlamentare del Partito democratico Giovanni Lolli, presente ai fatti e che si è detto a disposizione del giudice per essere ascoltato.
“Pensare di rappresentare quella manifestazione come un’iniziativa violenta, diretta o strumentalizzata da forze esterne al movimento dei cittadini aquilani – sbotta in una nota – vuol dire offrire una rappresentazione del tutto fuorviante di quello che fu effettivamente quella giornata”.
Lolli ricorda che “io c’ero. Ho partecipato in prima linea a tutte le fasi di quella giornata – ribadisce – posso testimoniare che violenze non ce ne furono e le tensioni che si determinarono furono di gran lunga inferiori a tensioni che spesso si verificano in manifestazioni nella Capitale”.
“Certamente – scrive – le migliaia di cittadini aquilani presenti erano molto determinate a difendere i loro diritti ma lo hanno fatto tutti rimanendo nei limiti di una protesta decisa e civile. In ogni caso i protagonisti fummo noi, i cittadini aquilani, tutti. Se responsabilità ci sono, sono di noi tutti, a partire da quelli che come me, anche per il ruolo che ricopro, sono sempre stati in prima fila per tutto il giorno”.
Nell’esprimere la personale solidarietà ai ragazzi rinviati a giudizio, conclude il deputato “confido in un atteggiamento che sappia comprendere lo spirito della giornata e resto a disposizione delle autorità per essere ascoltato in tutte le sedi in cui verrà ritenuto opportuno”.
APPELLO PER L’AQUILA: ”PROPORREMO MOZIONE IN CONSIGLIO COMUNALE”
Intanto la coalizione civica Appello per L’Aquila, che ha eletto il suo candidato sindaco Ettore Di Cesare, annuncia che “uno dei primi atti che il nostro consigliere presenterà in Consiglio sarà una mozione mirata a esprimere la piena e fattiva solidarietà alle tre persone rinviate a giudizio per difendere i diritti di tutti noi e a richiedere che il Comune si assuma l’onere della copertura delle spese legali del processo”.
“Ci auspichiamo che anche i tanti esponenti politici che durante la recente campagna elettorale hanno rivendicato in diversi modi la presenza a quella manifestazione vogliano ora accogliere la proposta di Appello per L’Aquila”, concludono gli ‘arancioni’.
CIALENTE: LE UNICHE VIOLENZE DELLE FORZE DELL’ORDINE
“Esprimo rammarico, sorpresa e preoccupazione per il rinvio a giudizio di tre giovani per presunti reati che avrebbero commesso nel corso della manifestazione che vide, a Roma, migliaia di cittadini aquilani rivendicare il diritto alla sopravvivenza loro e della loro città”.
Così il commento del primo cittadino, Massimo Cialente, dopo la decisione di processare tre giovani di cui uno aquilano per i fatti del corteo del 7 luglio 2010.
“Io c’ero – ricorda Cialente – ero in prima fila e posso testimoniare, come peraltro confermano tutti i filmati e le testimonianze fotografiche, che non vi furono violenze di alcun tipo da parte dei manifestanti. Al contrario, sempre come risulta dalle immagini e come riferito anche in una interrogazione parlamentare, le uniche aggressioni furono ingiustificatamente esercitate dalle forze dell’ordine nei confronti delle aquilane e degli aquilani, armati solo della loro indignazione”.
“Sperando in una soluzione positiva della vicenda giudiziaria, esprimo pertanto solidarietà ai tre giovani rinviati a giudizio”, conclude il sindaco.
SINISTRA CRITICA: “PIENA SOLIDARIETA’, TORNEREMO A ROMA IL GIORNO DEL PROCESSO”
“La più grande manifestazione mai organizzata dai cittadini aquilani nella capitale rischia di trasformarsi in un capitolo nero nella storia delle legittime rivendicazioni nel periodo post-terremoto del capoluogo abruzzese”.
A scrivere è Stefano Frezza portavoce di Sinistra critica Abruzzo.
“Tre rinvii a giudizio costituiscono a nostro avviso la più macroscopica dimostrazione di come si intenda criminalizzare le lotte della popolazione aquilana che, al contrario, ha sempre mantenuto un comportamento dignitoso, forte, combattivo, ma sempre corretto, pacifico e non-violento”.
“Piuttosto andrebbero individuate le responsabilità di chi quel giorno di luglio gestiva l’ordine pubblico nelle vie della capitale e il modo in cui i manifestanti furono presi a manganellate; riteniamo vergognoso il tentativo di voler colpire a caso tre persone tra le migliaia di manifestanti che quella giornata ebbero un comportamento a dir poco esemplare”.
“Quel giorno di luglio nelle vie della capitale eravamo oltre settemila e individuare a caso tre persone rappresenta un tentativo a dir poco ridicolo ridicolo – se non fosse drammatico – di scaricare sui manifestanti le colpe evidenti di chi non seppe governare la piazza”.
“Sinistra Critica esprime la sua piena e convinta solidarietà ai tre giovani che dovranno presentarsi davanti al giudice; siamo convinti che tutta questa storia debba essere denunciata con forza e torneremo nella capitale il giorno del processo per manifestare ancora una volta le nostre ragioni e denunciare apertamente il tentativo di voler criminalizzare – attraverso i tre rinviati a giudizio – le lotte di un’intera popolazione”.
IDV: “PARTECIPEREMO A MANIFESTAZIONE A OTTOBRE”
“L’Italia dei Valori aderirà all’iniziativa, proposta dal comitato 3e32, di tornare a Roma il 4 ottobre in segno di solidarietà per i 3 giovani rinviati a giudizio per i fatti legati alla manifestazione del 7 luglio 2010 dei cittadini aquilani a Roma”.
Lo dichiara il segretario regionale dell’IdV Alfonso Mascitelli, dopo aver appreso la notizia del rinvio a giudizio per i 3 giovani partecipanti alla manifestazione, soprattutto dopo che il senatore aveva già presentato al Ministro della giustizia una interrogazione parlamentare, il 4 aprile scorso, su un caso analogo riferito alla azione penale per una presunta occupazione da parte del Comitato 3 e32 degli spazi del presidio Santa Maria di Collemaggio.
“Quel giorno del 7 luglio – ha spiegato il senatore- ho partecipato al corteo tra le prime fila, lungo via del Corso a Roma, con i nostri senatori Lannutti e Pedica, e con noi c’era anche il Presidente del nostro partito Antonio Di Pietro. Eravamo in tanti, accalcati lungo le strade, ma tutti con comportamenti e atteggiamenti assolutamente pacifici e con il solo intento di ricordare al governo centrale la dignità ed i diritti del popolo aquilano. Ricordo bene che lo stesso Di Pietro parlò con alcuni responsabili del servizio d’ordine per far comprendere loro che l’avvicinamento a Palazzo Chigi del corteo non avrebbe rappresentato nessun rischio o pericolo di turbativa dell’ordine pubblico. E così è stato. Se questo, quindi, era il contesto, ci resta francamente difficile credere che sei ragazzi, di cui tre rinviati, potessero da soli avere intenti così bellicosi da voler forzare il presidio delle forze dell’ordine. Noi saremo a Roma a testimoniare questa verità”.



