L’AQUILA – Arriva da Paganica, popolosa frazione dell’Aquilano, l’ultima storia di disperazione e angoscia legate alle dinamiche legate al post terremoto, alle direttive per l’assistenza alla popolazione e ai problemi per il reperimento degli alloggi.
Problemi che riguardano ancora una grande fetta della popolazione: in mezzo a queste migliaia di persone ancora terremotate che quindi sono lontane dal riconquistare una normalità, ci sono casi molto gravi che le istituzioni troppo spesso trattano come pratiche burocratiche o numeri.
Ad esempio, un uomo di Paganica, frazione del comune dell’Aquila, Massimiliano Adami, in una nota, lancia un grido di allarme sulla sua situazione di persona che non riesce a dormire tranquilla “e mi vengono anche brutti pensieri”.
“La notte del sisma ero con mia madre, io mi salvai per miracolo ma mia madre rimase sotto le macerie, al momento del censimento mi aggregai con mio fratello e sua moglie nel progetto case di Paganica essendo single – scrive – poi con l’uscita dell’ordinanza del vice commissario Cicchetti del 3 giugno 2011 mi disaggregai da loro per l’ottenimento di un alloggio per me. Sono in affitto da settembre (tra l’altro scaduto a febbraio) ancora un po’ di giorni e sarò costretto a vivere in macchina. Non posso più permettermelo, so che si stanno interessando a me, ma tutt’ora non ho notizie certe. Vi prego aiutatemi voi a spandere la notizia perche non riesco più a dormire tranquillo e mi vengono anche brutti pensieri. Vi ringrazio tantissimo”.
Ad oggi sono 21.784 i cittadini che vivono in alloggi a carico dello Stato nel comune dell’Aquila e nei comuni del cratere attraverso i vari sostegni come gli alloggi del progetto Case, i Map (moduli abitativi provvisori), gli affitti concordati e il fondo immobiliare. I beneficiari del contributo di autonoma sistemazione (Cas) sono complessivamente 11.455, di cui 9.747 nel Comune dell’Aquila. Le persone alloggiate in alberghi e strutture di permanenza temporanea, come la caserma della Guardia di Finanza a Coppito sono 350.
E proprio sul contributo per l’autonoma sistemazione potrebbero aprirsi presto nuovi scenari. Rumors parlano di sforbiciate alle somme che vengono percepite dai cittadini mentre sembra sventata l’ipotesi di una cancellazione del Cas.
Tutte ipotesi che, come spiega il coordinatore della Struttura per la gestione dell’emergenza, Roberto Petullà, dovranno essere confermate da indicazioni ufficiali del Governo.
CAS: PETULLA’, ”ASPETTIAMO INDICAZIONI DAL GOVERNO”
“Fino a ora non abbiamo avuto nessuna richiesta ufficiale. Aspettiamo quindi un input dal governo, poi ovviamente dovremo vagliare questa ipotesi con tutti i comuni interessati”.
Il coordinatore per la Struttura per la gestione dell’emergenza, Roberto Petullà, si dice in attesa di direttive dall’alto in relazione alla ‘sforbiciata’ al Cas (Contributo di autonoma sistemazione) che, in base a indiscrezioni emerse ieri, è prevista nei documenti che il ministro per la coesione territoriale, Fabrizio Barca, sta preparando in vista del nuovo incontro nel capoluogo.
“Nell’arco dell’ultimo anno – spiega Petullà – di ipotesi di razionalizzazione ce ne sono state molte, anche rispetto al Cas, come per esempio quella di corrisponderlo in base al reddito. Probabilmente un impulso a nuove azioni per il contenimento delle spese c’è stato nell’incontro dello scorso 20 febbraio con lo stesso ministro Barca all’Aquila, in cui si è fatto proprio riferimento alla razionalizzazione dei fondi”.
Petullà ha ricordato che già nell’ultima direttiva del vice commissario alla ricostruzione, Antonio Cicchetti, si accennava a un ‘must’ al risparmio. “Bisognerà capire in che termini e secondo quali criteri si voglia razionalizzare”, aggiunge.
Se sulla ‘sforbiciata’ al Cas Petullà mostra una certa propensione, sulla sua eliminazione è categorico: “è inverosimile, creerebbe disparità con chi ha scelto altre forme di assistenza e continuerebbe a mantenerle. Bisogna sempre agire in maniera uniforme”. (e.m.)



