L’AQUILA – “Lo studio sulla vulnerabilità delle scuole è cominciato nel 2003, dopo il sisma di San Giuliano di Puglia, ma io ci ho potuto mettere le mani solo adesso perché siamo un Paese di cialtroni: non ci sono soldi e la legge non fissava né termini temporali né parametri minimi”.
Così il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, spiega il ritardo con cui, solo dopo 8 anni dal terremoto che ha distrutto il capoluogo, e dopo altre serie di scosse forti, si sta cominciando ad affrontare, rendendosi conto di essere all’anno zero o quasi, il tema della sicurezza degli edifici scolastici.
Quanto ai lavori, il sindaco chiede snellezza: “Non vogliamo fare noi, né Comune né Provincia, gli appalti per mettere in sicurezza le scuole – ha chiarito – Pensiamo a una struttura centralizzata, per esempio una costola dell’Autorità anti corruzione, con magistrati o grandi ingegneri in pensione, che però dovrà garantire una cosa: lavorare su tempi certi, regole chiare e contenuti precisi”.
Cialente rivendica anche la sua decisione di chiudere le scuole fino a domani sulla base di un semplice ipotetico rischio di forte sisma a Pettino dopo una decina di scosse di magnitudo intorno a 2.
“Se non fosse successo questo casino, gli altri sindaci se ne sarebbero sbattuti invece ora mi vengono dietro – confessa – Quanto a me, ho aspettato le risorse per le scuole e ci ho potuto mettere le mani solo adesso. Ho cominciato a studiare e mi sto scontrando con questo quadro”.
Ricorda Cialente che “la legge impone la valutazione della vulnerabilità e poi l’adeguamento, ma non fissa un termine né ti dice qual è il valore minimo da raggiungere per tenere aperta una scuola: 0,1 o 1, che è la massima sicurezza, per loro non cambia nulla”.
Adesso è tempo di accelerare. “Da questa settimana voglio avviare una verifica con il provveditorato ai Lavori pubblici su tutti i lavori svolti dal 2009 a oggi sulle scuole – annuncia il primo cittadino – E se nella nostra ricostruzione per le case l’indice minimo di vulnerabilità da raggiungere è stato 0,6, per le scuole voglio che si arrivi almeno a 0,8”.
Il problema delle coperture finanziarie c’è. “Per il liceo Classico abbiamo chiesto 9 milioni, per le Industriali 12, solo due scuole sono oltre 20 milioni di euro – rammenta – Facendo una stima, per la sola città dell’Aquila servirebbero più di 400 milioni, per l’Abruzzo si passa ai miliardi, per l’Italia intera servirebbe una manovra”.
Come abbattere i costi? “Con uno studio di vulnerabilità basato su parametri veri e non sulla resistenza a un terremoto di magnitudo 8, realisticamente ormai su di noi possiamo aspettarci scosse al massimo di 5-5.5 e le scuole e le case devono essere adeguate”.
“Ancora, il rischio ipotetico di scossa fortissima si basa su 200 anni, ma la vita massima di una scuola è di 50 perciò a noi non interessa, preme solo che ci sia in quegli edifici la stessa sicurezza di quando i nostri figli stanno a casa”.



