L’AQUILA – “Ha ragione Giuseppe Zamberletti, in Italia c’é un ritardo culturale, manca proprio la cultura della prevenzione”.
Ad affermarlo è il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente che, interpellato dall’Ansa a Venzone (Udine), a margine di una serie di incontri sul dopo terremoto in Friuli e in Abruzzo, ha ricordato, a supporto della sua convinzione, un’esperienza personale.
“Io ho vissuto lo sciame sismico da sindaco – ha detto – con la preoccupazione per alcuni edifici strategici, a cominciare da una scuola, che avevo deciso comunque di chiudere, e che poi chiuse effettivamente addirittura una settimana prima del sisma, ma mi trovai contro il parere dei genitori e degli insegnanti, che mi accusavano di chissà quale misfatto”.
“Un’altra convinzione che ho maturato – ha aggiunto – è che va fatta una grande opera di messa in sicurezza, con manutenzione ordinaria e straordinaria dei nostri edifici per quanto riguarda il rischio terremoto e soprattutto il rischio idrogeologico. Proprio in questi giorni mi dicevano che una delle città coinvolte nell’alluvione in Veneto, aveva da cinque anni un progetto da 50 milioni di euro per la messa in sicurezza attraverso le vasche e per questioni politiche non è riuscita a farle”.
“Cosa che è successa anche a me – ha precisato il sindaco dell’Aquila – tanto è vero che nella proposta di legge popolare che abbiamo presentato due giorni fa e sulla quale adesso raccoglieremo le firme, chiediamo che si crei un fondo per la messa in sicurezza del patrimonio. È un’operazione che si può fare”.
“Basti pensare – ha proseguito Cialente – che nel centro storico dell’Aquila, uno degli edifici in assoluto più antichi, di 800-900 anni fa, era stato oggetto di un intervento importante fatto dal Provveditorato alle opere pubbliche ed è uscito indenne dal terremoto. Attualmente ospita la Corte dei conti e l’Avvocatura dello Stato, mentre intorno ha il disastro”.






