L’AQUILA – È di nuovo scontro tra il Comune e la Regione Abruzzo, stavolta sulla competenza dei controlli dei requisiti delle 28 persone che, a 6 anni dal terremoto del 6 aprile 2009, incredibilmente risiedono ancora negli alberghi, a 95 mila euro al mese a carico dello Stato, non avendo scelto altre forme di assistenza che non sia il soggiorno pagato dallo Stato, come raccontato ieri da AbruzzoWeb.
Nelle scorse settimane il dirigente regionale Altero Leone ha infatti inviato una nota ai Comuni in cui chiede conto appunto delle 28 posizioni assistenziali in hotel ancora presenti a carico della Regione, auspicando controlli sulla sussistenza dei requisiti e sulla possibilità di optare per altre forme di aiuto per quei cittadini che hanno perso la casa nella scossa delle 3.32.
Ma l’assessore comunale aquilano all’Assistenza Fabio Pelini la situazione la vede molto diversamente.
“Dal 2012 non curiamo più la contabilità né abbiamo la contezza della regolarità delle persone che si trovano in albergo – spiega a questo giornale – I soldi che ci arrivano vengono impiegati solo su contributo di autonoma sistemazione, fondo immobiliare e affitti”.
Non se ne parla, quindi, di esaminare le posizioni di chi sta in albergo. “La Regione ha competenza su questo, non può essere certo il mio ufficio a farlo”, taglia corto Pelini.
Leone aveva lanciato l’allarme già il 30 luglio 2014 con una nota a tutti i Comuni di residenza coinvolti, reiterata lo scorso 14 gennaio alla dirigente del settore Politiche sociali Dania Aniceti, e, per conoscenza, al sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, al segretario generale del Comune, poi nominato titolare ad interim dell’ufficio speciale per la ricostruzione (Usra), Carlo Pirozzolo.
In premessa ricorda che l’ordinanza della presidenza del Consiglio (Opcm) 4013 ha soppresso la Struttura per la gestione dell’emergenza (Sge) al 31 marzo 2012 e che “sono state trasferite agli enti locali le competenze in materia di attività assistenziali da fornire alla popolazione sfollata”, tra queste “la gestione delle soluzioni alloggiative a carico dello Stato e l’assistenza delle strutture ricettive affidate al Comune dell’Aquila”.
Di qui la richiesta, per i 28, di “verificare se persistono i requisiti per la predetta assistenza gratuita presso le strutture ricettive”.
Negli ultimi giorni di gennaio Leone ha scritto ai due uffici speciali, l’Usra e quello per i Comuni del “cratere” (Usrc), facendo notare che “a oggi alcune strutture ricettive continuano a fornire prestazioni di ospitalità ad alcuni sfollati ancora non rientrati nelle proprie abitazioni” e che “per dette prestazioni emettono regolarmente fatture commerciali mensili stimabili per un importo di 2.666.720 euro relativamente al periodo settembre 2012-dicembre 2014”.
Di qui una richiesta di fondi da quelli trasferiti dallo Stato che, però, a oggi ancora non viene ottemperata.
E ora alla Regione viene contestata anche la competenza sui controlli.
Era il 7 aprile 2009, ma sembra un’era geologica fa, quando, a tragedia appena avvenuta, l’allora presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, suggeriva: “Andate negli alberghi della costa, portate i bambini al mare”.
Le strutture alberghiere hanno ospitato fino a 30 mila persone. Nel corso del tempo ci sono state anche fior di polemiche tra gli albergatori e la Regione per i ritardi nei pagamenti, tanto che spesso è stata minacciata, e qualche volta applicata, la sospensione di pasti e servizi.
Oggi sopravvive ancora qualche “highlander” a quell’epoca lontana. In larga parte si tratta di anziani che hanno perso la loro abitazione e dimorano, pagati dallo Stato, in residenze sanitarie assistite (Rsa), ma ci sono anche tre ospiti di un hotel a Teramo che sono abbastanza giovani.
Degli ospiti attualmente ospitati 14 sono residenti nel Comune dell’Aquila, 7 a Rocca di Mezzo, 3 a Teramo, 2 a Bussi sul Tirino (Pescara), 1 a Collepietro (L’Aquila) e 1 a Bussi sul Tirino (Pescara).
Singolare è la situazione di Teramo dove, alloggiati presso l’hotel Michelangelo, ci sono 3 ospiti, stranieri, una coppia di 52 e 47 anni e il figlio di 20.



