MARTINSICURO – “Il mare è il miglior posto che c’è sulla terra”. “Qui si vive bene, perché c’è il sole”.

Non sono diversamente geniali slogan promozionali di un pubblicitario vocato al turismo emozionale. Sono le ovvie considerazioni di Riccardo Alescio e Jonatan Pompei, utenti del centro salute mentale della Val Vibrata. In una pausa di lavoro nell’orto del Parco La pineta, gestita dalla cooperativa sociale Clematis, sulle dolci colline vista mare di Martinsicuro, in provincia di Teramo. 

Dove sono intenti a piantare, con estrema cura, le piantine fatte crescere nel vivaio, all’alba della stagione agraria, quando la natura si risveglia dopo la siesta invernale. 

Il Parco La pineta nell’ottobre 2018 è diventata un’oasi Wwf, frequentato da istrici, volpi, tassi, caprioli e ovviamente scoiattoli.

Un’area “ecotonale”, ovvero di confine tra due ambienti diversi, tra aree aperte e luminose, come un prato, e ambienti chiusi e ombrosi, come un bosco.

Ma anche tra due approcci diversi all’inclusione sociale, all’offerta turistica, e scavando ancora più a fondo, al senso della vita. 

Nel parco La pineta c’è un agriturismo, con 15 posti letto, un parco avventura dove adulti e bambini possono come il barone rampante di Italo Calvino, passare da un’albero all’altro, un pò più vicini al cielo d’Abruzzo, lungo un fiabesco bosco di pini di Aleppo. E ancora sentieri tra calanchi e incontaminata macchia mediterranea che si è salvata dall’invasione barbarica delle seconde case e delle villette a schiera.

Ci sono poi laboratori artigiani e didattici, un punto vendita di agroalimentare biologico.  Un grande orto con annesso vivaio, dove la chimica è bandita, un giardino officinale, una fattoria sociale con pecore e cavalli, capre e pavoni, e asini e galline. Ed anche uno rarissimo zebrallo, ibrido tra una zebra e un pony. 

Il luogo adatto per svolgere percorsi terapeutici per persone con disagio psichiatrico. A contatto con la terra, e con le persone uficialmente normali.

In questo luogo, spiega ad Abruzzoweb Morena Ciapanna, psicologa e giovane presidente della cooperativa Clematis, “riusciamo davvero a fare integrazione reale, tra il territorio e questi ragazzi. Le attività si svolgono all’aria aperta, a contatto con la natura, invece che al chiuso di un centro diurno psichiatrico tradizionale, e questo restituisce loro un grande senso di dignità. Vivono poi a contatto con i tanti turisti e frequentatori del parco. Interagiscono, rompono una barriera, spesso innalzata solo dal pregiudizio, da un’immotiva diffidenza. Ed anche questo comporta un reciproco beneficio”.

Non a caso, conferma Morena Ciapanna, le famiglie “sono molto soddisfatto di questo progetto, perché i miglioramenti terapeutici sono tangibili”.

I prodotti biologici dell’orto e della fattoria, vengono poi utilizzati in cucina, ed anche commercializzati in loco, e in supermercati convenzionati. Rendendo sostenibile dal punto di vista economico la cooperativa Clematis, dove lavorano stabilmente una ventina di persone.

“Diamo da mangiare agli animali – racconta Riccardo – abbiamo fatto una serra, abbiamo messo nei vasetti i semi di ortaggi, li abbiamo annaffiati, e ora sono cresciuti, e li stiamo piantando nel campo”.

“In questo periodo – prosegue Jonatan – stiamo seminando la rucola, i peperoni, l’insalata, i finocchi, le patate e le cipolle. Fare un orto è facile, per chi ci sta in mezzo. Prima poi impara, se ha la forza di farlo”.