CHIETI – L’energia corre finalmente nei cavi sospesi dell’elettrodotto Villanova-Gissi,dopo la messa in servizio del 31 gennaio. Ma restano gli strascichi di veleni e polemiche intorno ad un opera realizzata da Terna Rete Italia Spa e considerata di interesse nazionale, fortemente osteggiata per anni da piccoli ma agguerriti comitati cittadini e anche alcuni Comuni.

Il duro scontro, dopo manifestazioni, occupazioni di terreni per impedire la realizzazione dei tralicci considerati impattanti e pericolosi per la salute, si è ora trasferita nelle aule di tribunale, con decine di attivisti che sono stati denunciati da Terna per aver ostacolato i lavori, e ritardato di un mese la messa in esercizio, e a cui vengono chiesti risarcimenti milionari.

Resta poi il nodo dell’istruttoria da parte della Regione Abruzzo e del Ministero dello Sviluppo Economico sull’opera realizzata, per verificare se abbia ottemperato a tutte le prescrizioni in termini d’impatto ambientale, paesaggistico e di sicurezza per la salute dei cittadini, compreso l’inquinamento elettromagnetico, contenuti nel decreto ministeriale 239 del 15 gennaio 2013, che ha dato l’ok ai lavori, recependo però le prescrizioni impartite con decreto del Comitato nazionale di Valutazione di impatto ambientale (Via) del 13 settembre 2011.

L’esito dovrebbe essere noto entro un mese, secondo fonti interne alla Regione. Ma già i comitati non domi affilano le armi.

In particolare, il perito Antonio Di Pasquale, il più agguerrito tra gli esponenti dei comitati no-elettrodotto, che professionalmente ha assistito i cittadini soggetti alla presa in possesso dei loro terreni, sostiene che le autorizzazioni per realizzare l’opera sono subordinate al rispetto delle prescrizioni, che devono essere verificate da parte dei servizi e degli organi competenti, e dunque non possono essere fatte a posteriori, dopo aver dato il via libera all’entrata in funzione dell’elettrodotto.

Ad ogni buon conto, Di Pasquale ritiene che in base “alla relazione tecnica allegata al progetto esecutivo inviata ad aprile 2015 dalla società Terna a tutti gli enti pubblici interessati, risulta che l’impianto, stravolgendo il progetto approvato dalla Via che prevedeva sostegni di tipo tradizionale a traliccio, di punto in bianco è stato eseguito anche con sostegni di tipo tubolare monostelo”.

Tralicci questi ultimi di minore impatto visivo ed esteticamente più gradevoli, espressamente richiesti da Comuni e cittadini, ma comunque per Di Pasquale non previsti.

L’associazione Team extra di Chieti, avanza poi il sospetto che le indagini geologiche, geotecniche ed idrogeologiche non risultino completate da parte di Terna, sul territorio del Comune di Chieti.

Scaramucce, poi superate, ci sono state tra Luciano Di Biase, commissario dell’Autorità dei bacini, e Terna. Di Biase sostiene che alcuni tralicci si trovano in posizione diversa da quella prescritta, e che solo una parte dei sostegni è stata controllata dalle autorità competenti sul campo, e non solo sulla carta.

Terna ha subito risposto che “durante tutto il procedimento autorizzativo l’Autorità di Bacino non ha depositato istanza di spostamento di alcun traliccio. Terna ha pertanto realizzato l’opera così come indicato nel decreto autorizzativo”. Alla fine il chiarimento.

In caso di non ottemperanza, però, non è certo previsto il blocco o lo smantellamento dell’opera, come utopisticamente chiede qualche esponente dei comitati. Semplicemente Terna potrebbe pagare i danni e finanziare interventi di ripristino e mitigazione ambientale.

Per quanto riguarda la partita sul fronte giudiziario hanno fatto scalpore gli atti di citazione milionari per i presunti danni arrecati a Terna da parte di alcuni attivisti per aver ostacolato l’immissione in possesso dei terreni, compromettendo le tempistiche di ultimazione dell’opera.

In particolare al perito Di Pasquale vengono chiesti 52 milioni e 332 mila euro, all’attivista dei comitati no-elettrodotto Silvia Ferrante, 16 milioni di euro, per aver impedito le operazioni di immissione in possesso dei terreni, nel corso delle decine di manifestazioni che hanno accompagnato i tormentati lavori di messa a dimora dei tralicci.

Per i coniugi Aurelio Del Bello e Franca Colanero, sono richiesti quasi 4 milioni di euro di danni. Da una parte la coppia è in causa con Terna per riprendersi il terreno dove è stato realizzato un traliccio, dall’altra è stata denunciata più volte per violenza, minacce e lesioni contro i dipendenti di Terna, durante gli scontri dell’8 luglio 2015, tra tecnici e manifestanti, avvenuti sul terreno della famiglia Del Bello a Sant’Onofrio (Chieti) e dove la stessa Colanero era rimasta ferita.

Ad altri proprietari terrieri che si sono opposti all’immissione sul proprio fondo e che non si sono accordati, sono richiesti danni per centinaia di migliaia di euro.

L’ipotesi però che prende forza, stando alle indiscrezioni di alcuni dei legali dei diretti interessati, è quella di una soluzione bonaria di questi contenziosi. Del resto Terna non avrebbe interesse a dare adito ad altre polemiche e di recitare la parte del Golia contro l’indifeso Davide.

Soprattutto ora che l’opera è conclusa e in esercizio, e che i comitati hanno perso forza, rassegnati all’ineluttabilità dell’opera. Molti attivisti della prima ora in realtà si erano defilati dopo aver ottenuto congrue indennità per la servitù dei loro terreni attraversati dall’elettrodotto. A cavalcare politicamente la battaglia è rimasto solo il Movimento 5 Stelle, senza troppa convinzione.

L’iniziale contenzioso con i Comuni interessati dall’opera è andato anch’esso via via scemando, grazie ai 13 milioni di euro di compensazioni economiche pagate da Terna.

A non trovare un accordo su sedici Comuni solo Lanciano, Castelfrentano e Paglieta.

Contro le ultime perplessità nei confronti dell’elettrodotto, Terna fa notare ora che la mega opera “era prevista nel Piano di sviluppo della rete nazionale, e ritenuta altamente strategica per immettere in rete in direzione sud-nord una maggiore quantità dell’energia prodotta anche da fonti rinnovabili dalle regioni del sud Italia, in particolare da Puglia e Calabria, pari a 700 megawatt riducendo le emissioni di CO2 per circa 165 mila tonnellate l’anno”.

Il beneficio per l’Abruzzo, ricorda inoltre Terna, dipende dal fatto che è “una delle regioni con il maggiore deficit elettrico con una differenza del 31,3 per cento tra l’energia richiesta e quella prodotta, che è la causa di notevoli limitazioni all’esercizio e di un elevato rischio di condizioni di black out”.