TERAMO – La cura “Di Bella” non è stata riconosciuta dal ministero della Salute, come terapia alternativa nei casi di tumore, eppure la Asl di Teramo è stata costretta dal Tribunale di Brindisi alla somministrazione di questo trattamento a una persona.

Come racconta VeraTv, con ordinanza del 18 luglio 2018, la numero 1386, la Asl teramana impegna 7 mila euro per l’utilizzo della cura, che alla fine degli anni Novanta fece molto parlare e soprattutto diede molte speranze ai malati di cancro, a una persona che da Brinidisi si è trasferita con la famiglia a Teramo.

Nel 1999 prima, e nel 2005 poi, quando era ministro della Salute Francesco Storace, uan sperimentazione aveva certificatoi la sua inefficacia, eppure, il Tribunale di Brindisi, con sentenza del 17 novembre 2010, ha disposto che il servizio sanitario nazionale paghi le spese per la multiterapia Di Bella a una persona malata di cancro.

Quando nel 2013, il paziente si è trasferito in provincia di Teramo ha fatto richiesta alla Asl locale, presentando la documentazione al distretto sanitario di Nereto.

E sebbene la medicina ufficiale in larghissima maggioranza continua a ritenere il metodo inefficace per curare il cancro o ridurne gli effetti, c’è una minima parte di medici in Italia che continua, sottotraccia, a prescrivere la terapia a base di somatostatina, bromocriptina, melatonina e adenosina e vitamine. Uno di questi è il figlio di Luigi Di Bella, Giuseppe, che ormai ha 70 anni.