TERAMO – Si è aperto in Corte d’Assise a L’Aquila, il processo contro l’associazione a delinquere composta da otto immigrati nigeriani che per anni ha schiavizzato e costretto alla prostituzione sulla bonifica del Tronto, in provincia di Teramo, giovano donne connazionali, con ricatti e continue violenze.
Le vittime si sono costituite parte civile. A darne notizia il quotidiano Il Messaggero, dopo aver avuto la forza di denunciare e ribellarsi. Dalle indagini è emerso che le donne sono arrivate in Italia con i barconi, minacciate in patria con i riti juju, e vendevano il loro corpo per 10 o 20 euro a prestazione.
Gli inquirenti hanno sequestrato agli sfruttatori 22omila euro, in appartamenti di Silvi e Martinsicuro, pronti ad essere in parte spediti in Nigeria, con il metodo di intermediazione “hawala”, ottimale per far muovere fondi neri ed esentasse.






